Siena (lunedì, 26 gennaio 2026) — La proposta parte da un’idea semplice, quasi disarmante: se vuoi che i giovani usino il trasporto pubblico, devi prima metterli nelle condizioni di farlo. Non a parole, non con campagne gentili, ma togliendo l’ostacolo più concreto di tutti, quello che si presenta ogni mattina sotto forma di biglietto, abbonamento, costo fisso. La Toscana chiede al Governo di aprire una strada nuova, ispirata a ciò che già accade in Spagna, e di farlo partendo dagli under 26.
di Valeria Russo
Non è un gesto scenografico, né una promessa confezionata per fare rumore un giorno solo. È una richiesta politica che prova a rimettere il trasporto pubblico al centro della discussione come servizio essenziale, non come scelta residuale per chi non ha alternative. L’idea è chiara: rendere progressivamente gratuito il Tpl per i giovani significa allargare l’accesso, ridurre le disuguaglianze, alleggerire le famiglie e, nel frattempo, spostare abitudini e comportamenti.
Il Partito Democratico toscano porta la proposta sul tavolo nazionale, ma senza dimenticare il contesto regionale. Da una parte si chiede al Governo un quadro coerente e risorse adeguate, perché senza un rafforzamento del Fondo nazionale il rischio è quello di promettere ciò che poi non si può mantenere. Dall’altra si avvia un lavoro concreto in Toscana, con una mozione che impegna la Giunta a studiare tempi, costi e modalità di una misura che non può essere uguale per tutti, ma deve essere giusta.
La parola che ritorna è equità. Non una formula astratta, ma un criterio operativo. Si parte dall’ISEE, per sostenere prima chi ha meno, e si guarda alle differenze territoriali che spesso rendono la mobilità una lotteria geografica. Vivere in un’area interna, montana o insulare non può continuare a significare pagare di più per muoversi peggio. Così come frequentare una città universitaria non dovrebbe comportare condizioni diverse a seconda del capoluogo in cui si studia.
Dentro questa proposta c’è anche una scelta di campo più ampia. Investire sul trasporto pubblico per i giovani significa scegliere meno traffico e meno emissioni, città più respirabili e meno congestionate. Significa dire che la mobilità non è un lusso, ma una precondizione per studiare, lavorare, restare. E che senza mobilità accessibile, il diritto allo studio e quello al lavoro restano parole belle ma fragili.
La Toscana prova ancora una volta a muoversi in anticipo, sapendo che il percorso sarà lungo e che le risorse non cadono dal cielo. Ma la direzione è tracciata: rendere il trasporto pubblico una scelta naturale, non una rinuncia. Se i giovani devono costruire qui il proprio futuro, forse il primo passo è permettere loro di salirci, su quel futuro, senza dover timbrare ogni volta un biglietto.
Last modified: Gennaio 26, 2026


