Siena (martedì, 27 gennaio 2026) — Il caso David Rossi continua a muoversi come una superficie instabile. Ogni volta che sembra possibile fissarne i contorni, qualcosa scivola, cambia posizione, chiede di essere rivisto. Non per effetto di clamori improvvisi o rivelazioni teatrali, ma attraverso passaggi più opachi e meno visibili, come quelli che avvengono nelle stanze chiuse delle audizioni parlamentari.
di Valeria Russo
È quanto accaduto nelle ultime ore alla Commissione parlamentare d’inchiesta, che ha ascoltato un testimone coperto da segreto. L’identità resta riservata, ma il contenuto dell’audizione ha avuto un impatto immediato. Secondo il presidente Gianluca Vinci, quanto emerso ha contribuito a chiarire aspetti ritenuti centrali nella ricostruzione degli ultimi momenti di David Rossi, facendo affiorare elementi che non combaciano con ricostruzioni precedenti.
Da qui la decisione di riconvocare l’avvocato Luca Goracci, già legale della famiglia Rossi. Non una semplice richiesta di chiarimenti, ma un nuovo passaggio formale, con l’audizione in qualità di testimone. Una scelta non scontata, che la Commissione ha deciso di adottare fin dall’inizio dei lavori per fissare punti fermi e attribuire alle parole il loro peso giuridico, oltre che narrativo.
Il nodo riguarda una serie di dichiarazioni rilasciate nel tempo da Goracci, entrate ora in attrito con la documentazione acquisita dalla Commissione e con quanto riferito da altri soggetti ascoltati ufficialmente. Non si tratta di dettagli marginali, ma di passaggi specifici che incidono sulla sequenza degli eventi, sui movimenti, sulle presenze e sugli oggetti che ruotano attorno a quella sera di marzo del 2013.
L’attività svolta dall’avvocato per conto della famiglia era stata ampia e articolata. Aveva toccato temi che nel tempo sono diventati quasi simbolici nel racconto del caso: una valigetta vista da più persone, presunti incontri, spostamenti ricostruiti, figure rimaste sullo sfondo ma mai del tutto chiarite. Parte di questo lavoro era già stata illustrata in una precedente audizione, ma oggi viene riletto alla luce di nuove testimonianze e nuovi riscontri.
Le incongruenze segnalate dalla Commissione non nascono dal nulla. Affondano le radici anche in quanto Goracci raccontò pubblicamente anni fa, quando parlò di un uomo che si sarebbe presentato come imprenditore attivo tra Brescia e Mantova. Un racconto che includeva appuntamenti fissati e mancati, arrivi in ritardo, una presunta aggressione, una fuga accompagnata dal rumore di uno sparo. Un intreccio che si allargava a conti correnti, operazioni immobiliari, denaro non tracciato e a una valigetta che avrebbe seguito Rossi fino all’ospedale di Siena.
Oggi quella narrazione viene confrontata con atti, documenti e testimonianze raccolte in forma ufficiale. È in questo confronto che emergono le fratture. Versioni che non coincidono più, passaggi che risultano incompatibili, sequenze temporali che non reggono alla verifica incrociata.
Per questo la Commissione ritiene inevitabile tornare ad ascoltare Goracci, chiarire l’origine di queste discrepanze e capire se si tratti di errori, fraintendimenti o di qualcosa di più serio. Vinci non nasconde che, a seconda di quanto emergerà, potrebbero essere valutate anche comunicazioni all’autorità giudiziaria.
Il lavoro della Commissione procede senza scorciatoie e senza dichiarazioni risolutive. Ogni passaggio viene riaperto, ogni parola rimessa sotto verifica, perché nel caso Rossi nulla può essere archiviato finché restano punti che non tornano. Le incongruenze, quando si accumulano, smettono di essere rumore di fondo e diventano materia politica e istituzionale. È su questo terreno che ora si gioca la fase più delicata dell’inchiesta: capire se quelle fratture siano semplici errori di racconto o se impongano passi ulteriori, anche fuori dall’aula parlamentare. Finché le versioni restano divergenti, la vicenda continua a restare sospesa.
Last modified: Gennaio 27, 2026


