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Caso David Rossi, l’audizione di Roncelli e il perimetro della contabilità

Siena (mercoledì, 11 febbraio 2026) — L’audizione di Stefano Roncelli davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi comincia dai numeri, come spesso accade quando la memoria si affida ai documenti. Bilanci, rendiconti, archivi fiscali. Non un racconto, ma un perimetro. Il commercialista lo chiarisce subito: il suo ruolo è tecnico, circoscritto, e arriva tardi rispetto ai fatti.

di Valeria Russo

L’incarico gli viene conferito nel 2015, due anni dopo la morte del manager del Monte dei Paschi, e riguarda una sola società, la Palladio Team Fornovo Srl, dove Giovanni Fava era socio e componente del consiglio di amministrazione.

Nulla di più. Nessuna gestione degli affari personali, nessuna conoscenza diretta di ciò che esula dall’ambito aziendale. Roncelli disegna una linea netta tra ciò che gli compete e ciò che resta fuori. Quando prende in carico la società riceve l’intero pacchetto della documentazione contabile e fiscale dal 2010 al 2014. Carte che restano nei suoi archivi per anni, silenziose, fino a quando tornano a essere cercate.

Alla richiesta di Fava, quei documenti vengono recuperati e trasmessi, attraverso i legali, alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi. Roncelli sottolinea un dettaglio che considera decisivo: il materiale era già disponibile prima che emergesse qualsiasi collegamento tra Fava e la vicenda Rossi. Nessuna produzione ad hoc, nessun documento costruito dopo.

Dentro quelle carte compaiono soprattutto tracce di movimento. Pedaggi autostradali, bollette Telepass, rendiconti di una carta revolving. Spese che il commercialista colloca nell’alveo dell’attività di rappresentanza: trasferte di lavoro, cene professionali, costi legati all’operatività dell’impresa. Non compensi personali, non benefit extra, ma una routine amministrativa che, a leggerla oggi, assume un peso diverso.

Dal 2015, ricorda Roncelli, la società mette a disposizione tre auto aziendali dotate di Telepass per i dirigenti. Ma il nodo resta il 2013, un tempo in cui lui non era ancora il referente fiscale. Per questo non può dire se i pedaggi fossero associati a una targa specifica o a un veicolo personale di Fava. Le ricevute indicano le date dei passaggi, non gli orari. Una precisione parziale, che lascia spazio ai vuoti.

Fava ha sempre sostenuto di non essere stato a Siena il giorno della morte di Rossi e di poterlo dimostrare. Le carte, però, non arrivano a tanto. Raccontano dove si è passati, non quando, e soprattutto non chi fosse alla guida. Così l’audizione si chiude come era iniziata, con una sensazione di ordine incompleto. Le carte parlano, ma non rispondono a tutto. E la Commissione, prima di decidere chi ascoltare nella prossima seduta, resta ferma su quella soglia sottile dove la contabilità finisce e comincia il dubbio.

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Last modified: Febbraio 11, 2026
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