Siena (venerdì, 9 gennaio 2026) — Ci sono archivi che custodiscono, e altri che accolgono. Il secondo blocco delle carte di Federigo Tozzi, arrivato in questi giorni a Firenze dal podere di Castagneto, appartiene senza esitazioni alla seconda categoria. Quelle carte non sono state semplicemente spostate: hanno cambiato ritmo, orizzonte, possibilità. Dal silenzio operoso di Poggio al Vento sono entrate nell’Archivio Contemporaneo Bonsanti del Gabinetto Scientifico Letterario Vieusseux, trovando casa a Palazzo Corsini Suarez.
di Valeria Russo
È un insieme di documenti ampio e prezioso, rimasto finora nelle mani attente di Silvia Tozzi, che ne ha garantito la conservazione con una cura quasi domestica, ma rigorosa. Dentro ci sono manoscritti, libri, appunti, ma anche una parte consistente della biblioteca privata dello scrittore: filosofia, classici greci e latini, letterature europee, testi italiani, francesi, inglesi e tedeschi. Volumi che raccontano un lettore vorace e inquieto, e che in molti casi sono già passati per il laboratorio di restauro del Vieusseux, tornando leggibili senza perdere le tracce del tempo.
Ora Tozzi ha una stanza tutta per sé. Uno spazio visitabile su prenotazione, dove le carte e i libri non sono reliquie, ma strumenti ancora attivi. Un gesto che coincide con un anniversario significativo: l’Archivio Bonsanti compie cinquant’anni, essendo stato fondato a metà degli anni Settanta da Alessandro Bonsanti. Mezzo secolo dopo, come sottolinea il presidente Riccardo Nencini, l’Archivio non è un luogo chiuso, ma un organismo vivo, uno scrigno che produce cultura invece di limitarsi a conservarla.
Il trasferimento delle carte tozziane completa un percorso iniziato anni fa. I primi faldoni arrivarono a Firenze nel 1998: manoscritti, dattiloscritti fitti di correzioni, bozze, prime tracce di un’officina letteraria tutt’altro che pacificata. Più di recente sono giunti anche circa 450 volumi appartenuti allo scrittore, provenienti dalla casa di famiglia fuori Porta Camollia, tramandati prima da Glauco Tozzi e poi da Silvia. Una donazione che, come ricorda il direttore Michele Rossi, arricchisce un patrimonio già unico al mondo.
Intorno a queste carte ruota oggi un lavoro filologico in piena attività. Da quando il Ministero della Cultura ha approvato l’Edizione Nazionale dell’opera di Tozzi, il dialogo tra il Comitato scientifico — presieduto da Romano Luperini e diretto da Riccardo Castellana — e l’Archivio Bonsanti è diventato continuo e sostanziale. I manoscritti originali, depositati al Vieusseux per volontà di Silvia Tozzi, sono stati la base imprescindibile delle edizioni critiche già pubblicate e di quelle in arrivo, che scandiscono un cantiere destinato a durare anni.
A suggellare questo passaggio, è uscito anche il numero 92 della Antologia Vieusseux, edito da Pacini Fazzi, interamente dedicato allo scrittore senese. Un fascicolo monografico curato da Marco Menicacci e Michele Rossi, che raccoglie studi e ricerche firmati in gran parte da una nuova generazione di studiosi: segno che Tozzi continua a interrogare, a disturbare, a chiedere letture nuove.
Martedì 13 gennaio, nella Sala degli Intronati a Palazzo Patrizi, Riccardo Nencini presenterà il lavoro svolto e le prospettive future, aprendo una conversazione coordinata da Roberto Barzanti. Sarà l’occasione per raccontare non solo un trasferimento di carte, ma una scelta culturale precisa: quella di far respirare la letteratura, mettendola nelle condizioni di continuare a parlare. Anche, e soprattutto, a distanza di un secolo.
Last modified: Gennaio 9, 2026

