Siena (venerdì, 9 gennaio 2026) — Novemila persone in poco più di un mese non sono un dato statistico, sono un movimento. Un flusso continuo di sguardi che, dal 21 novembre in poi, ha attraversato le sale di Palazzo delle Papesse per ritrovare un pezzo di immaginario collettivo che sembrava sepolto sotto strati di nostalgia e invece si è rivelato sorprendentemente vivo.
di Valeria Russo
La mostra Armando Testa. Cucù-tetè ha funzionato così: come quei giochi infantili che danno il titolo all’esposizione, sparendo e riapparendo, ma sempre con la stessa capacità di stupire.
Dentro il palazzo, più di duecento opere compongono un racconto ampio e non indulgente: manifesti, dipinti, sculture, installazioni, fotografie, materiali audiovisivi e studi preparatori restituiscono la complessità di Armando Testa, figura che ha attraversato il Novecento senza mai farsi ingabbiare da una definizione sola. Pubblicitario, sì, ma anche artista, inventore di forme, creatore di alfabeti visivi capaci di diventare immediatamente popolari senza perdere forza concettuale.
Il percorso, curato da Valentino Catricalà e Gemma De Angelis Testa, prodotto da Opera Laboratori con Galleria Continua e Testa per Testa, sceglie di non semplificare. Al contrario, insiste sull’aspetto forse più potente dell’opera di Testa: la sua dimensione multisensoriale. In alcune sale, vecchi televisori a tubo catodico riaccendono caroselli e filmati d’epoca. Non come reliquie, ma come esperimenti ancora attivi, capaci di dimostrare come la comunicazione possa nascere dall’arte e trasformarsi in linguaggio universale.
Intorno alla mostra si è costruito un ecosistema vero, non un semplice contorno. Una libreria con edizioni e merchandising dedicato, un bistrot al piano terra, spazi che invitano a fermarsi e a tornare. E poi un programma che guarda al 2026 come a un tempo da abitare: i Giovedì di Armando Testa, le attività didattiche, le visite inclusive, i laboratori di Papesse Lab, pensati per allargare lo sguardo e rendere l’arte una pratica quotidiana, non un gesto occasionale.
Il progetto è sostenuto da realtà diverse tra loro ma accomunate da una stessa idea di responsabilità culturale: Estra, Terre Cablate, Consorzio del Vino Brunello di Montalcino e Lavazza, con il supporto mediatico di QN – La Nazione e Canale 3 Toscana. Un’alleanza che racconta quanto un luogo culturale possa diventare nodo attivo della città.
A completare l’esperienza, un volume edito da Sillabe raccoglie per la prima volta testi fondamentali su Testa, firmati da studiosi come Gillo Dorfles, Germano Celant, Jeffrey Deitch e Vincenzo De Bellis, insieme alle voci di artisti contemporanei che con quell’eredità continuano a dialogare.
La mostra resterà visitabile fino al 3 maggio, ma l’impressione è che abbia già fatto qualcosa di più duraturo: ha ricordato che guardare non è un atto passivo, e che certe immagini, quando sono davvero riuscite, non invecchiano. Si nascondono. E poi, al momento giusto, tornano a farsi vedere.
Last modified: Gennaio 9, 2026

