Siena (giovedì, 8 gennaio 2026) — Ci sono mostre che non finiscono davvero. Chiudono le porte, smontano le luci, ma continuano a lavorare sottopelle, come un pensiero che non se ne va. Anima Etrusca / Etruscan Soul è una di queste. Al Complesso museale di Santa Chiara il conto alla rovescia è iniziato, con la chiusura fissata per domenica 11 gennaio, ma l’ultima settimana non ha il sapore della resa. Piuttosto quello di un accompagnamento lento, consapevole, verso il finissage.
di Valeria Russo
Sabato 10 gennaio il museo sceglie di salutare il pubblico con una serie di visite guidate gratuite, affidate alle curatrici e ai curatori, come se il racconto avesse ancora bisogno di essere detto a voce, guardando negli occhi chi ascolta. Tre appuntamenti, distribuiti lungo la giornata, e due momenti pensati apposta per le famiglie, per spiegare l’Etruria senza soggezione, con un linguaggio che non separa ma invita a entrare.
La mostra nasce dentro il perimetro più ampio di Progetto Etruschi 85/25 della Regione Toscana, promosso con Fondazione Musei Senesi e l’Associazione Musei Archeologici della Toscana. Ma quello che accade nelle sale di Santa Chiara va oltre la celebrazione di un anniversario. È una riflessione su come un’idea culturale, nata nel 1985, abbia continuato a produrre effetti, a modificare sguardi, linguaggi, immaginari.
Curata da Anna Mazzanti e Giulio Paolucci, con una sezione firmata da Valerio Bartoloni, l’esposizione ricostruisce quella stagione come un laboratorio vero, non come un evento da incorniciare. Il 1985 emerge non come nostalgia, ma come punto di svolta nella museologia, nella comunicazione del patrimonio, nel modo stesso di immaginare gli Etruschi.
Il percorso mescola reperti archeologici e materiali d’archivio, oggetti antichi e segni contemporanei. Dialogano le collezioni di San Gimignano con quelle del Museo Etrusco Guarnacci e del Museo Etrusco di Villa Giulia, ma accanto alle urne e ai bronzi trovano spazio grafiche, libri, opere d’arte, fotografie, video. È qui che l’immaginario etrusco mostra la sua capacità di attraversare il tempo e contaminare linguaggi.
Le opere di Michelangelo Pistoletto, Arnaldo Pomodoro e Fausto Melotti convivono con Polaroid d’autore e con i video inediti della performance di Mario Schifano. E poi la moda, il design, la musica, la comunicazione visiva: le porcellane Richard-Ginori, gli abiti di Cinzia Ruggeri, i gioielli delle grandi maison orafe, fino ai visual dei Matia Bazar. Senza dimenticare il dialogo, a tratti ossessivo, tra Gabriele d’Annunzio e la civiltà etrusca.
La chiusura della mostra non coincide con la fine del lavoro. Resta il volume Anima Etrusca. La fortuna del Progetto Etruschi, pubblicato da Sillabe, che raccoglie e amplia i temi affrontati, restituendo tutta la complessità di una stagione culturale che continua a interrogare il presente.
Alla fine, ciò che questa mostra lascia è una certezza sottile: l’Etruria non è un passato da studiare in silenzio, ma una voce che torna, cambia forma, si infiltra nei linguaggi di oggi. Anche quando le luci del museo si spengono.
Last modified: Gennaio 9, 2026

