Scritto da 10:04 pm Siena, Attualità, Top News

Rapolano rimette la cultura al centro

Siena — A Rapolano Terme la cultura non viene annunciata: torna. Riemerge come una vecchia conoscenza che si presenta alla porta con un sorriso un po’ stanco e una valigia piena di libri, chiedendo soltanto di essere ascoltata.

di Valeria Russo

Il Comune inaugura “Un libro a Palazzo Pretorio – #Dialogando Festival”, otto appuntamenti distesi nell’arco di quasi due anni, un ritmo lento e ostinato che somiglia più a un cammino che a una rassegna.

Il luogo scelto dice molto dell’intenzione: il Palazzo Pretorio, appena rimesso a nuovo, restituito al paese dopo un lungo lavoro di recupero. Entrarci oggi è come attraversare uno spazio che ha ritrovato la propria energia, pronto a farsi abitare e a ospitare storie. Il primo incontro è già un segno: due libri di Silvia Gentilini sulla violenza di genere, proprio nei giorni dedicati alla sensibilizzazione su un tema che non concede distrazioni. Poi, mese dopo mese, si aprirà un mosaico di voci: narrativa, giornalismo, attualità, famiglia, paure sottili e persino un tocco di horror. Un panorama letterario che sembra dire: qui dentro, c’è posto per tutto ciò che ci riguarda.

La rassegna non è soltanto un programma. È un tassello nella lenta costruzione di un centro storico che vuole tornare a essere vissuto, un progetto che non si limita a restaurare muri ma prova ad accendere relazioni. La vicesindaca Gianna Trapassi ha scommesso molto su questo edificio, come si scommette sulle cose amate: riportandolo alla dignità, facendone un luogo accogliente, insistendo sul fatto che uno spazio pubblico è vivo solo se la gente ci entra, si incontra, discute, si riconosce.

Per chi governa, la cultura e la socialità sono due parti dello stesso gesto: dare attenzione alle persone. Rendere più bello un territorio non serve a nulla se chi lo abita non sente di esserne parte. Una libreria improvvisata, una conferenza, un autore che arriva da lontano: sono tutti modi per dire che le comunità si fanno con le idee condivise e con un tempo passato insieme, che sia un pomeriggio di letture o una discussione che fa nascere un dubbio nuovo.

La direzione artistica è nelle mani di Filomena Cataldo, che ha costruito un percorso ampio e trasversale, pensato per non lasciare fuori nessuno. La sua scelta degli autori segue una logica inclusiva: parlare ai ragazzi, agli adulti, a chi soffre, a chi cerca risposte, a chi ha solo voglia di ascoltare. Le tematiche spaziano dall’attualità alle malattie rare, dalla memoria delle grandi giornaliste alla fragilità dei più giovani. Alla base c’è un’idea semplice e radicale: ricostruire l’abitudine al dialogo, quella maieutica gentile che aiuta a pensare invece di imporre.

C’è anche un altro punto, più politico che culturale: riportare attenzione ai territori considerati periferici. Cataldo lo riassume con una convinzione netta, pronunciata senza enfasi: la cultura non conosce margini. Non ha paura dei borghi, delle distanze, dei numeri piccoli. Dove arriva qualcuno disposto a investire nella conoscenza, non esiste periferia.

In otto incontri, Rapolano prova a costruire un laboratorio di idee aperto, un luogo in cui la comunità possa riconoscersi e rispecchiarsi. Non solo una rassegna, ma un esperimento civile: un tentativo di dire che la cultura non è un lusso né un soprammobile, bensì una forma di respiro collettivo. E che Palazzo Pretorio, rinnovato e finalmente vivo, potrebbe diventare il punto da cui riparte tutto.

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Last modified: Novembre 17, 2025
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