Siena (lunedì, 19 gennaio 2026) — Ci sono momenti in cui una città si specchia in ciò che accade dentro una scuola e non si riconosce. O peggio, si riconosce fin troppo. Quello che è emerso all’Istituto Sarrocchi non è una deviazione folcloristica, non è un inciampo adolescenziale da archiviare con un’alzata di spalle. È qualcosa di più serio, e proprio per questo più scomodo: una rappresentazione nuda di una cultura che scambia la violenza per ironia, l’umiliazione per gioco, il dominio per leggerezza.
di Valeria Russo
Patto per il Nord Siena interviene mettendo un punto fermo dove troppo spesso si infilano attenuanti, distinguo, frasi molli. Qui non c’è goliardia, parola che un tempo evocava scherzi innocui e oggi viene usata come deodorante morale. Qui c’è disprezzo. C’è l’idea che il corpo delle donne possa essere schedato, nominato, ridotto a oggetto di consumo verbale. C’è un immaginario che non nasce per caso e non vive nel vuoto, ma si nutre di silenzi, di minimizzazioni, di quel tono complice che trasforma tutto in una sciocchezza da ragazzi.
Il punto non è soltanto ciò che è accaduto, ma ciò che rischia di accadere dopo. Perché ogni volta che qualcuno si affretta a dire che non bisogna esagerare, che sono cose che capitano, che non serve farne un caso, quel qualcuno sta scegliendo un campo. Sta scegliendo di stare dalla parte del problema. La violenza non ha bisogno di grandi gesti per prosperare, le basta un clima, una cornice indulgente, un contesto che la renda dicibile.
In gioco non c’è l’onore astratto di un istituto né la reputazione di una città, ma qualcosa di più concreto e fragile: l’idea stessa di responsabilità. Le scuole, le istituzioni, la comunità adulta hanno il dovere di reagire senza tentennamenti, di chiamare le cose con il loro nome, di educare sul serio e non per slogan. E quando serve, di sanzionare. Non per punire simbolicamente, ma per segnare un confine chiaro, visibile, non negoziabile.
Perché tollerare anche solo sul piano simbolico questo degrado significa normalizzarlo. E normalizzarlo significa trasmetterlo. Il peso di questa scelta ricade su tutti, soprattutto su chi finge di non sentire.
Last modified: Gennaio 19, 2026


