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Nasoni, il viaggio di un artista: da Siena a Porto, tre secoli dopo

Siena (mercoledì, 10 dicembre 2025) — Per chi entra nella Sala del Capitolo della Cattedrale di Porto in questo inverno lungo e luminoso, la sensazione è quella di attraversare un confine fra due terre lontane: la Toscana delle botteghe barocche e la Porto dei graniti scolpiti dal vento atlantico.

di Valeria Russo

È qui che prende forma Nasoni 300°, la mostra curata da Giovanni Battista Tedesco e dedicata al terzo centenario dell’arrivo in città di Niccolò Nasoni, un artista che partì da San Giovanni Valdarno e finì per lasciare un’impronta decisiva nella capitale del Nord portoghese. L’esposizione raccoglie undici disegni e un’incisione provenienti dal Gabinetto Disegni e Stampe della Biblioteca degli Intronati di Siena, prestiti preziosi che, per la prima volta, escono dalle stanze silenziose della città toscana per ritrovare il loro autore nel luogo dove egli divenne, lentamente, un’istituzione.

Nasoni era cresciuto all’ombra dei maestri senesi Ferrati e Nasini, con la pazienza tipica degli allievi che imparano più dallo sfregamento dei pennelli che dalle lezioni frontali. Si era fatto le ossa come decoratore, inventore di apparati effimeri, artigiano in bilico fra manualità e invenzione. Da Siena era passato a Bologna e alla scuola di Stefano Orlandi, dove si era immerso nella pittura illusionistica, nell’arte di creare spazi che non esistono e prospettive che ingannano lo sguardo. Poi Malta, con le sue commissioni importanti, i suoi cantieri ricchi di ambizione; e infine Porto, che lo accolse come si accolgono gli stranieri capaci: con riserva all’inizio, poi con un’ammirazione crescente.

Qui, in riva al Douro, Nasoni rimase più di quarant’anni, trasformandosi in molto più di un artista di passaggio: diventò un architetto di riferimento, un pittore solido e riconoscibile, un tassello fondamentale del tardo barocco portoghese. Gli interventi nella cattedrale, la sua impronta nelle decorazioni, gli affreschi che dialogano con la luce dell’Oceano e soprattutto la Torre dei Chierici — quella silhouette vertiginosa che oggi chiunque identifichi con Porto — parlano di un uomo che aveva portato con sé una formazione senese e l’aveva adattata, come farebbe un bravo artigiano, a una città che gli chiedeva meraviglia.

La mostra raccoglie soprattutto il Nasoni che pensa, sperimenta, traccia linee — quello che precede l’artista visibile nei monumenti. Nei fogli più giovanili si riconosce l’apprendista che osserva i volumi e si esercita a spezzare la simmetria; nei disegni più maturi riaffiorano invece le soluzioni che si ritroveranno nelle sue architetture portoghesi: curve insolite, scorci arditi, riccioli che sembrano nati per essere trasportati nella pietra. È un percorso che ricuce distanze geografiche e temporali, e mostra la costanza di un linguaggio che ha messo radici lontano da dove era nato.

Visitare Nasoni 300° significa dunque vedere, con un’unica occhiata, Siena e Porto, la scuola barocca italiana e il suo approdo atlantico, l’artista che lascia la propria terra e quello che in un’altra terra trova il suo destino definitivo. Un omaggio che non guarda solo al passato, ma al modo misterioso in cui un disegno, un tratto, un’idea migrano insieme all’uomo che li porta con sé.

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Last modified: Dicembre 10, 2025
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