Scritto da 7:14 pm Siena, Cultura, Eventi/Spettacolo

Lo Schiaccianoci che scavalca il muro

Siena (mercoledì, 10 dicembre 2025) — C’è un modo curioso in cui il teatro, quando vuole, sa mescolare i mondi come si fa con la neve nei globi di vetro: basta un gesto e tutto si rimescola, il classico e il contemporaneo, l’oro dei velluti e la ruvidezza dell’asfalto. Ai Rinnovati, a metà dicembre, accadrà proprio questo.

di Valeria Russo

Arriverà la nuova lettura dello Schiaccianoci firmata da Massimiliano Volpini per il Balletto di Roma, e già si immagina l’aria che si farà più elettrica mentre il pubblico prende posto, perché certe storie sono note, ma non sono mai le stesse.

Volpini ha preso il vecchio racconto natalizio e gli ha tolto il lucido, come si fa con gli argenti troppo tirati a lucido. Al posto dell’elegante salone borghese in cui tutto tradizionalmente comincia, ha messo un quartiere periferico, un lembo dimenticato della città dove si sopravvive più che vivere. Qui si aggirano figure con il passo leggero dei senzatetto, ognuno con la propria storia cucita stretta addosso. A dividere quel mondo dal centro, un muro: non metaforico, proprio muro, mattone contro mattone, una frattura verticale che dice più di molti discorsi sulla distanza sociale.

In questo paesaggio appare un benefattore un po’ enigmatico, una specie di Babbo Natale di quartiere che porta doni senza bussare. Fra questi, lo Schiaccianoci: non più solo un giocattolo che prende vita, ma il simbolo di chi ce l’ha fatta, di chi è scivolato oltre il muro, oltre la povertà, oltre l’aria stagnante dei margini. È lui l’eroe, il possibile riscatto, il punto luminoso in mezzo alle crepe.

Il viaggio del secondo atto riporta la scena verso atmosfere più vicine all’immaginario tradizionale: danze che vengono da lontano, personaggi eccentrici, un’esplosione di colori che sembra costruita apposta per ricordarci che il sogno resta, anche quando la realtà gli tira la giacca. Ma non c’è zucchero filato in eccesso: il contrasto fra la periferia e il regno incantato resta lì, pronto a riaffiorare, e l’intera produzione diventa un invito a pensare a chi, nel mondo vero, vive come fosse un rifiuto dimenticato sul marciapiede.

La mano di Volpini è attenta, rapida, mai indulgente. Le musiche di Čajkovskij, i costumi di Erika Carretta, le luci calibrate da Emanuele De Maria e le azioni di urban dance curate da Martina Licciardo cuciscono insieme una versione che non perde l’emozione del grande repertorio, ma le dà un respiro diverso: più asciutto, più diretto, più nostro. Sul palco ci saranno Tommaso Stanzani, chiamato a incarnare un Drosselmayer dalla presenza magnetica, Giulia Strambini nei panni della giovane protagonista e Paolo Barbonaglia nel ruolo del principe.

E poi c’è l’energia del cartellone “Sipario Rosso”, la direzione di Vincenzo Bocciarelli, la sensazione diffusa che Siena stia vivendo un momento fertile per il teatro, come se la città avesse voglia di raccontarsi anche attraverso i passi dei ballerini e non solo attraverso le sue pietre.

Per chi vorrà assistere, gli appuntamenti sono tre: la sera del 12 e del 13 dicembre, e il pomeriggio del 14. Tutto il resto—informazioni, biglietti, anticipazioni—scorre tranquillo sul sito dei Teatri di Siena, che ormai è diventato la porta d’ingresso di questa stagione dai toni caldi e un po’ imprevedibili. Il resto lo farà la magia, quella piccola, concreta, che ogni tanto il teatro riesce ancora a regalare.

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Last modified: Dicembre 10, 2025
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