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Mps, il tempo delle scelte strette

Siena (sabato, 24 gennaio 2026) — A Rocca Salimbeni l’aria è quella delle vigilie che non concedono sonno. Il calendario dice 28 gennaio, ma la sensazione è che il conto alla rovescia sia già iniziato da giorni, forse da settimane. Il Consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi tornerà a riunirsi per affrontare un passaggio che va ben oltre un regolamento interno e riguarda, in modo diretto, la fisionomia futura della banca più antica del mondo in attività.

di Valeria Russo

Il rinvio deciso nell’ultima riunione non è stato un inciampo procedurale. È stato piuttosto un segnale. Il board ha scelto all’unanimità di prendersi tempo, su indicazione del presidente Nicola Maione, sospendendo l’esame della proposta elaborata dal comitato Nomine sul regolamento per la formazione della lista del Cda. Un testo che tocca il nervo scoperto della governance, nel momento in cui Mps è tornata a occupare il centro del rischio bancario italiano.

Il cuore della questione sta nelle regole con cui il consiglio potrà presentare una propria lista di candidati per il rinnovo delle cariche. Una materia che, sulla carta, sembra tecnica e che invece ha un peso politico e strategico enorme. Nella bozza circolata nei giorni scorsi c’è un passaggio particolarmente sensibile: l’ipotesi di escludere dalle fasi di costruzione della lista e dai contatti con gli azionisti gli amministratori coinvolti in procedimenti giudiziari. Una previsione che, se confermata, lambirebbe anche l’amministratore delegato Luigi Lovaglio. Non è difficile capire perché la discussione resti aperta.

La scadenza, però, incombe. Il 4 febbraio è fissata l’assemblea degli azionisti chiamata ad approvare le modifiche statutarie, e il Cda del 28 gennaio dovrà arrivare a una sintesi rapida. Non solo per evitare incertezze procedurali, ma perché la governance è ormai intrecciata a doppio filo con un’altra partita, forse ancora più decisiva: quella su Mediobanca.

Dopo la scalata senese a piazzetta Cuccia, il destino di Mediobanca è diventato un bivio strategico per Mps. Tenerla quotata o accompagnarla verso il delisting. Due strade che non sono alternative neutre, ma raccontano visioni diverse del ruolo che Siena vuole giocare nel sistema bancario. Il confronto, intenso e riservato, ha occupato anche l’ultimo fine settimana romano tra manager e advisor, segno che il tema è tutt’altro che accademico.

Lasciare Mediobanca in Borsa significa mantenere aperta una leva di flessibilità. Una società quotata garantisce visibilità, liquidità, capacità di movimento. Può diventare uno strumento strategico spendibile nel tempo, utile per future alleanze, operazioni straordinarie, equilibri che nel risiko bancario italiano non restano mai fermi troppo a lungo. Ma questa opzione ha un costo: vincoli di trasparenza, complessità di gestione, esposizione continua al giudizio del mercato.

Il delisting, al contrario, promette ordine e integrazione. Una struttura più compatta, decisioni più accentrate, sinergie operative che l’amministratore delegato Lovaglio ha quantificato in oltre 700 milioni di euro. È la strada dell’efficienza, ma anche quella che riduce gli spazi di manovra. E che modifica gli equilibri di potere, compreso il peso degli azionisti rilevanti e la gestione di partecipazioni sensibili come quella in Assicurazioni Generali.

È in questo intreccio che va letto anche il dibattito sul futuro di Lovaglio. Protagonista della scalata a Mediobanca, destinatario di apprezzamenti pubblici da parte di esponenti di governo e di azionisti come Delfin, ma anche al centro di indiscrezioni e tensioni. Il gruppo Caltagirone ha provato a raffreddare il clima, parlando di un confronto fisiologico su due snodi obbligati: il piano industriale richiesto dalla Banca centrale europea entro sei mesi dalla chiusura dell’operazione su Mediobanca e, appunto, la definizione delle regole di governance.

Mercoledì prossimo, dunque, non sarà una semplice riunione tecnica. Dal tavolo del Cda passeranno segnali chiari su come Mps intende muoversi: se privilegiare la flessibilità del mercato o puntare su un’integrazione più profonda e centralizzata. Una scelta che dirà molto non solo su chi guiderà la banca, ma su quale ruolo il Monte dei Paschi intende giocare nel nuovo assetto del credito italiano.

Intanto la Borsa ha registrato l’incertezza. Dopo la decisione di rinviare le scelte più attese, il titolo ha aperto in calo e ha chiuso la seduta con una flessione netta. Il mercato, come sempre, non ama le pause. A Siena lo sanno bene. E sanno che il tempo delle riflessioni sta per finire.

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Last modified: Gennaio 24, 2026
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