Scritto da 5:17 pm Siena, Attualità, Cultura

Il paesaggio come linea rossa

Siena (sabato, 24 gennaio 2026) — La partita sull’eolico industriale tra Umbria, Lazio e Toscana non si gioca solo sul terreno dell’energia. Si gioca, sempre più chiaramente, sul confine tra sviluppo e tutela, tra decisioni accelerate e principi costituzionali. È su questo confine che si colloca il nuovo appello indirizzato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, firmato anche da Tomaso Montanari, rettore dell’Università per Stranieri di Siena, insieme a una vasta e trasversale comunità di studiosi, artisti e intellettuali.

di Valeria Russo

L’elenco dei firmatari racconta un dissenso che non nasce in un recinto ideologico. Filosofi, storici dell’arte, giuristi, scienziati, registi, urbanisti e antropologi hanno scelto di esporsi contro il progetto eolico previsto nell’area dell’Alto Lazio, tra Orvieto, Civita di Bagnoregio, il lago di Bolsena e l’Alta Tuscia. Accanto a Montanari compaiono nomi di primo piano del panorama culturale e scientifico italiano, a cui si aggiunge una rete ampia e organizzata di associazioni, comitati e realtà civiche riunite dal comitato Alfina Viva.

La lettera, inviata al Quirinale dopo un primo appello promosso nei mesi scorsi, punta il dito contro una contraddizione istituzionale che i firmatari ritengono grave. Il progetto, sostengono, prosegue nonostante i pareri negativi espressi dal Ministero della cultura, dalla Soprintendenza, dalla Regione Umbria e da tutti i Comuni interessati. Una forzatura che apre interrogativi non solo amministrativi, ma costituzionali.

Nel testo viene chiamato in causa l’articolo 9 della Costituzione, che assegna alla Repubblica il compito di proteggere il paesaggio come bene fondamentale e patrimonio condiviso della collettività. Un principio che, secondo i sottoscrittori, verrebbe compromesso dall’installazione di sette aerogeneratori alti oltre duecento metri in un’area di eccezionale valore storico, culturale e ambientale. Un intervento giudicato capace di produrre un’alterazione permanente e irreversibile del contesto, a fronte di un rendimento energetico considerato modesto anche sulla base degli studi anemometrici disponibili.

Il documento non mette in discussione la necessità della transizione energetica, che viene riconosciuta come imprescindibile. Ma mette in discussione le modalità con cui viene perseguita e l’ordine delle scelte che la guidano. La conversione ecologica, sostengono i firmatari, non può trasformarsi in un alibi per aggirare le tutele costituzionali né in una scorciatoia che scarica i costi sui territori più fragili e simbolicamente carichi.

A rafforzare il peso politico dell’appello è il carattere trasversale della mobilitazione. Decine di amministrazioni locali di diverso orientamento, numerosi sindaci di Umbria e Lazio e la stessa Regione Umbria hanno espresso nel tempo una posizione contraria al progetto, successivamente superata da una recente sentenza del Consiglio di Stato. Una decisione che non ha chiuso il conflitto, ma lo ha spostato su un piano più alto, dove la questione energetica incrocia quella democratica e costituzionale.

Il nodo, oggi, non è solo dove produrre energia, ma come farlo senza erodere i principi che definiscono l’interesse pubblico. Ed è su questo nodo che l’appello chiede al Capo dello Stato di intervenire, non come arbitro tecnico, ma come garante ultimo di un equilibrio che riguarda il futuro del Paese e il senso stesso della sua tutela.

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Last modified: Gennaio 24, 2026
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