Scritto da 12:54 pm Siena, Attualità, Cultura

L’università non tace

Siena (giovedì, 15 gennaio 2026) — Il silenzio, a volte, diventa una scelta che pesa. Non parlare equivale a sottrarsi, soprattutto quando la libertà viene compressa e il sapere colpito. È in questo spazio che si collocano le parole degli atenei senesi sulla crisi iraniana: una presa di posizione che nasce nelle aule e supera i confini geografici, culturali e disciplinari.

di Valeria Russo

Da una parte l’Università per Stranieri di Siena, dall’altra l’Università di Siena. Due interventi distinti, ma tenuti insieme dalla stessa idea di università come spazio che non può voltarsi dall’altra parte quando la libertà viene compressa e il sapere colpito.

Il Dipartimento di Studi umanistici dell’Ateneo per Stranieri, insieme all’intera comunità accademica e al rettore Tomaso Montanari, ha scelto parole nette per esprimere vicinanza alle colleghe, ai colleghi, alle studentesse e agli studenti iraniani. Non solo solidarietà formale, ma il riconoscimento di una lotta che attraversa anche le università, pagata con arresti, violenze, vite spezzate. In quella presa di posizione ritorna un principio semplice e radicale: la dignità e la libertà della persona non sono un accessorio del mondo accademico, ma il suo scopo più alto. E quando vengono negate, l’università, ovunque si trovi, è chiamata a sentirsi coinvolta.

C’è anche un altro punto, sottolineato con chiarezza. La distanza da qualsiasi tentazione di intervento armato dall’esterno, da ogni scorciatoia che confonda la libertà con l’imposizione. La battaglia che si combatte nelle strade e negli atenei iraniani non chiede modelli importati né soluzioni coloniali, ma il diritto a decidere del proprio destino. Autodeterminazione, non sostituzione.

Sulla stessa linea si muove l’Università di Siena. Il rettore Roberto Di Pietra ha espresso una solidarietà piena e non astratta, rivolta in particolare alle centinaia di studenti e studentesse iraniani iscritti all’Ateneo senese, e a chi lavora nei centri di ricerca e nelle università legate da accordi di collaborazione internazionale. Persone che vivono ogni giorno la frattura tra studio e paura, tra futuro progettato e presente incerto.

L’Ateneo senese riconosce di non poter restare indifferente davanti alla repressione in atto. Non per vocazione ideologica, ma per fedeltà alla propria missione. Libertà, pace, dignità non sono parole da cerimonia: sono i pilastri su cui poggiano la ricerca scientifica, la crescita umana, la convivenza civile. Quando vengono colpiti, la conoscenza stessa viene ferita.

In tempi in cui tutto invita alla cautela e al linguaggio neutro, le università di Siena scelgono invece di parlare. Non per spiegare il mondo, ma per ricordare da che parte stare.

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Last modified: Gennaio 15, 2026
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