Scritto da 10:36 am Italia, Cronaca, Top News

Laura Santi, la libertà che fa paura

Siena (mercoledì, 23 luglio 2025) — Aveva la sclerosi multipla, e ormai la sclerosi la teneva stretta come un’ombra che non si stacca più. Non muoveva quasi niente, e forse non sentiva nemmeno tutto. Ma sentiva abbastanza per dire basta.

di Valeria Russo

Laura Santi non si è spenta. Non si è spenta come si spengono le cose. Ha deciso di lasciare. Senza proclami, senza strappi. Una scelta, e dentro quella scelta tutto quello che la legge, il pudore e il timore religioso non riescono a dire.

Quello che le restava non assomigliava più a niente. Né vita, né attesa. Era una resistenza continua, un appoggio minimo, una stanza chiusa a doppia mandata con il corpo dentro e il futuro fuori. E a un certo punto, quando l’aria è finita, Laura ha detto basta.

Non si tratta di giudicare. Nemmeno di capire. In fondo nessuno, tranne lei, ha vissuto in quel corpo fermo. Nessuno ha contato le ore con la stessa lentezza. Nessuno ha domato ogni giorno quella fatica spaventosa di restare sveglia mentre tutto si consuma.

Il suicidio assistito fa ancora paura. Non perché sia sbagliato, ma perché è una libertà difficile da accettare. È una libertà che non urla, non marcia, non chiede di essere celebrata. Non fa rumore, non si annuncia. Passa tra le regole e si siede in fondo, come chi sa di disturbare solo perché esiste.

Laura ha chiesto. Ha insistito. Ha atteso. Ha seguito tutte le procedure, come si fa quando si vuole evitare il rumore. E alla fine, quando ha avuto il via libera, ha fatto quello che molti non riescono neppure a immaginare. Ha preso in mano ciò che restava. E ha detto: adesso basta davvero.

Non c’è bisogno di conoscerla per sentirsi toccati. Basta leggere il modo in cui se ne è andata. Con una dignità che non ha bisogno di essere spiegata. Con un coraggio che non fa notizia. Con una scelta che resta lì, ferma, come una domanda senza risposta.

Oggi in tanti parleranno di leggi, di etica, di diritto alla vita. Ma tutto questo è lontano. È un brusio di fondo. Laura se n’è andata da sola, ma la sua storia non resta sola. Perché tocca qualcosa che riguarda tutti. Il limite. La soglia. Il momento in cui la sofferenza diventa più grande di qualsiasi attesa.

Ha scelto di morire per smettere di soffrire. Questo è il punto. E questo è anche tutto. Non ha vinto. Non ha perso. Ha solo fatto quello che poteva. Non era un’opzione per chiunque. Era una di quelle libertà che esistono, ma non troppo. Come le promesse a voce bassa.

Il corpo era diventato una gabbia. Lei ha trovato la chiave. E chi siamo noi per dire che non poteva?

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Last modified: Luglio 24, 2025
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