Siena (mercoledì, 23 luglio 2025) — La macchina si è rimessa in moto. Lenta, farraginosa, con quelle parole grosse che sembrano dire tutto ma si appoggiano come piume: convenzione, integrazione, continuità.
Comune e Società della Salute hanno rinnovato l’accordo. Arriverà fino al 2029, cioè ben oltre la vita media di un’agenda politica. E già questo fa notizia.
di Valeria Russo
Dietro le cifre, i voti, le mani alzate e quelle tenute in tasca, resta la sensazione che si continui a mettere toppe su una tela che cambia forma ogni mese. Sulla carta è tutto chiaro: ci sono strutture, sigle, funzioni. Poi però bisogna fare i conti.
La nuova convenzione costerà di più. Un piccolo terremoto nei conti. Non uno scandalo, certo. Ma abbastanza per far storcere il naso a chi chiede conto di ogni centesimo.
C’è chi ha chiesto più trasparenza. Chi ha parlato di buchi neri. Chi ha votato a favore senza entusiasmo. Chi si è astenuto, forse per strategia o forse per abitudine. Le critiche si assomigliano, come spesso succede in politica: si sa cosa non va, ma si ha poca voglia di dire davvero cosa si dovrebbe fare.
Qualcosa però si muove. I centri diurni per anziani, per esempio, passeranno in gestione diretta al Comune. È un piccolo ribaltamento, che suona come una presa di responsabilità. In cambio, altri servizi diventeranno parte stabile dell’accordo. Si punta, dicono, a fare ordine. A evitare doppioni.
La scommessa è sempre la stessa: riuscire a gestire il bisogno senza farsi travolgere. Mantenere viva una rete senza farla diventare un labirinto. Non è semplice, specie quando il sociale è sempre l’ultima voce a trovare spazio sotto i riflettori, e la prima a essere tagliata quando il bilancio tossisce.
C’è un’idea di giustizia, dietro a questa rinegoziazione. Anche se non si vede. Un’idea che dice che i più fragili devono essere i più protetti, non solo i più citati nei discorsi pubblici. Che i disabili, gli anziani soli, i bambini difficili non devono essere solo “costi da sostenere”, ma presenze da sostenere.
Per ora è solo un accordo. Lungo, tecnico, pieno di cifre e clausole. Ma da qualche parte bisogna pur cominciare. Anche se i risultati non saranno immediati. Anche se il monitoraggio richiederà pazienza. Anche se c’è sempre qualcuno pronto a dire che è tutto inutile.
Si prova a tenere insieme le cose. A vedere se durano più delle parole.. E in certi ambiti, come la cura, l’attesa, la lentezza, è già un mezzo miracolo.
Last modified: Luglio 23, 2025

