Scritto da 10:01 pm Siena, Attualità, Top News

L’atelier che restituisce spazio alle vite che rallentano

Siena — A Siena ci sono luoghi che non chiedono di essere notati: basta entrarci un attimo per capire che lì dentro circola un’umanità più fragile, più lenta, ma non per questo meno luminosa. Villa Il Pavone, con il suo nome un po’ teatrale, oggi è diventata la casa di un piccolo esperimento di cura: un atelier pensato per chi convive con la demenza e per chi, ogni giorno, prova a star loro accanto senza perdere il fiato.

di Valeria Russo

Il mercoledì e il venerdì mattina, quando la città si sgranchisce appena, in queste tre ore succede qualcosa di semplice e decisivo: si dipinge, si ascolta musica, si muovono le mani e i pensieri; si lascia che i sensi facciano il loro lavoro antico, quello di tenere insieme ciò che sembra sfaldarsi. La cooperativa Nomos ha messo insieme una squadra di professionisti abituati a muoversi con passo lieve: educatori, psicologi, musicoterapeuti, neuropsicologi. Persone che sanno che, a volte, un gesto vale più di un discorso.

Anche i familiari hanno il loro spazio, fatto di parole che alleggeriscono e di strumenti che insegnano come stare accanto senza farsi travolgere. È un modo per ricordare che chi assiste porta sulle spalle un peso che non si vede, ma che esiste eccome.

L’atelier è aperto ai residenti della città, con accessi gratuiti tramite i voucher della Società della Salute o con soluzioni private. Per ora, a frequentarlo sono in sei: abbastanza pochi da conoscersi per nome, abbastanza molti da sentirsi parte di un piccolo gruppo.

Le attività servono a tenere sveglie le funzioni cognitive e a salvare, finché possibile, quelle autonomie quotidiane che fanno sentire vivi: versarsi un bicchiere d’acqua da soli, ricordarsi dove poggiare un quaderno, mantenere un frammento di abitudine. Il lavoro di gruppo, poi, è una specie di medicina aggiuntiva: aiuta a uscire da quella solitudine che, nelle malattie della mente, arriva sempre troppo presto.

Villa Il Pavone, che da tempo accoglie il mondo variopinto delle fragilità senesi, ha scelto di sostenere questa iniziativa come si sostiene un’idea buona: con concretezza, pazienza, visione. È un tassello di una presenza che vuole rimanere salda, un modo per dire che l’assistenza non è solo tecnica, ma anche un modo di abitare il territorio insieme ai suoi cambiamenti.

C’è, in tutto questo, una forma di dignità discreta. Le persone che entrano qui conservano una storia che non si cancella, anche se a volte si nasconde dietro un velo. Il compito dell’atelier è dare spazio a quella storia, farla emergere nei colori, nei gesti, nella compagnia degli altri. E ricordare ai parenti, e a chi lavora con loro, che accompagnare è un verbo molto diverso da sostituirsi; che comprendere viene prima di giudicare; che la cura è soprattutto presenza, non controllo.

Quando le attività finiscono, resta nell’aria una specie di calma buona, come dopo aver rimesso in ordine una stanza importante. Forse è questo il vero scopo dell’atelier: restituire, anche solo per un momento, la sensazione che il mondo non sia così ostile. Che la vita, anche quando inciampa nella malattia, possa ancora essere condivisa.

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Last modified: Novembre 20, 2025
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