Scritto da 10:56 am Siena, Attualità, Cronaca

La scuola come linea di confine

Siena (martedì, 13 gennaio 2026) — C’è una parola che torna, in questa storia, più di tutte: accorpamento. Una parola tecnica, apparentemente neutra, che però quando entra nelle scuole cambia la geografia dei territori, ridisegna distanze, cancella presìdi. Ed è su questa parola che si consuma lo scontro tra il governo e alcune Regioni che hanno scelto di dire no.

di Valeria Russo

La Flc Cgil Toscana denuncia la decisione del governo guidato da Giorgia Meloni di convocare i presidenti di quattro Regioni amministrate dal centrosinistra – Emilia-Romagna, Sardegna, Umbria e Toscana – tutte accomunate dall’aver contestato il piano nazionale di dimensionamento scolastico. Un piano che, dietro la promessa di razionalizzazione, porta con sé un taglio lineare superiore ai cinque miliardi di euro.

Secondo il sindacato, l’incontro rischia di non essere un confronto ma un passaggio formale verso una scelta già scritta: il commissariamento delle autonomie regionali in materia di politiche scolastiche. Una prospettiva che la Flc Cgil giudica inaccettabile e profondamente ingiusta, perché trasforma il dissenso istituzionale in colpa da correggere.

In Toscana la partita è già entrata nelle aule giudiziarie. La Regione ha presentato due ricorsi contro il decreto ministeriale che stabilisce il numero delle autonomie scolastiche per il triennio 2026-2027. Il piano prevede l’eliminazione di sedici istituti, destinati a essere assorbiti da scuole più grandi. Il primo ricorso, rivolto alla Corte Costituzionale, non ha avuto esito favorevole. Il secondo, indirizzato al Presidente della Repubblica e sostenuto da un ricorso ad adiuvandum della Flc Cgil, punta invece il dito su un dato che il sindacato considera decisivo: il numero complessivo degli studenti toscani sarebbe stato sottostimato dal Ministero dell’Istruzione di oltre ottomila unità.

A questa contestazione il ministro Giuseppe Valditara ha risposto con un ultimatum. Dieci giorni di tempo, poi la possibilità concreta di perdere alcune facilitazioni e di vedere nominato un commissario. Una figura che, secondo la Flc Cgil, potrebbe coincidere con il direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale, rafforzando l’idea di una gestione sempre più centralizzata e riducendo gli spazi di autonomia locale.

Per il sindacato non si tratterebbe solo di una scelta amministrativa, ma di un segnale politico preciso: colpire le amministrazioni che difendono una scuola diffusa sul territorio, soprattutto nelle aree interne e periferiche. Lì dove una scuola non è soltanto un edificio, ma un presidio sociale, un punto di equilibrio fragile tra comunità e servizi.

La Flc Cgil Toscana ricorda di essere impegnata, insieme alla Regione, in una mobilitazione iniziata già nel gennaio 2023 contro gli accorpamenti. Una battaglia che riguarda non solo l’organizzazione scolastica, ma il diritto allo studio e il lavoro. Perché ogni fusione significa meno posti per il personale Ata, per i docenti, per i Dsga e per i dirigenti scolastici. E significa, soprattutto, una scuola più lontana per chi già vive ai margini.

Nel racconto del sindacato, il dimensionamento appare come una manovra miope, guidata più dai conti che da una visione educativa. Una scelta che rischia di intaccare la libertà di insegnamento e il ruolo costituzionale della scuola pubblica. Per questo la Flc Cgil annuncia che continuerà a sostenere le lavoratrici e i lavoratori coinvolti e a stare al fianco delle Regioni che hanno scelto la via dei ricorsi.

In fondo, la linea di confine non passa solo tra governo e autonomie locali. Passa dentro l’idea stessa di scuola: se debba essere un costo da ridurre o un luogo da difendere, anche quando non conviene.

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Last modified: Gennaio 13, 2026
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