Scritto da 6:38 pm Siena, Attualità, Cronaca

La scienza impara a farsi capire

Siena (giovedì, 22 gennaio 2026) — La scienza parla spesso a voce bassa, o forse parla troppo in fretta. Usa parole precise, necessarie, ma non sempre ospitali. E poi si stupisce se fuori dal laboratorio qualcuno resta indietro, come davanti a una porta chiusa che nessuno ha pensato di aprire.

di Valeria Russo

Da questa distanza nasce un lavoro di ricerca che ha scelto di occuparsi non dei risultati, ma delle parole. Di come la conoscenza si muove, di come si traduce, di come arriva, o non arriva, a chi dovrebbe beneficiarne.

All’Università di Siena un gruppo di studio coordinato da Sabrina Machetti, insieme a Donatella Troncarelli, Carla Bagna, Giada Mattarucco e Antonella Benucci, ha messo sotto la lente il discorso scientifico e le sue possibilità di farsi comprensibile senza perdere rigore. Un’indagine che parte dalle scienze della vita, terreno per definizione interdisciplinare, dove saperi diversi convivono e spesso parlano lingue diverse, anche quando usano lo stesso idioma.

Il punto non è semplificare a ogni costo, né rinunciare alla precisione. Il punto è trovare un equilibrio, una soglia abitabile tra il tecnicismo e la chiarezza. Perché la ricerca non vive nel vuoto. Produce effetti, applicazioni, decisioni che toccano la salute, i servizi, le politiche pubbliche. E senza una comunicazione efficace, quei risultati restano sospesi, come istruzioni mai lette.

Da qui nasce un podcast che è insieme strumento di divulgazione e oggetto di riflessione. Undici episodi che attraversano il modo in cui la scienza si racconta, si traduce, si espone al rischio dell’equivoco e alla possibilità dell’incontro. Le voci chiamate a riflettere su questi temi arrivano da ambiti diversi, dalla linguistica alla comunicazione, dalla sanità al teatro, dai social media alla mediazione interculturale.

C’è chi si interroga sul lessico specialistico e sul confine sottile tra chiarezza e impoverimento, chi riflette sulla divulgazione come riscrittura da una lingua all’altra, anche quando entrambe si chiamano italiano. C’è chi osserva le retoriche del discorso scientifico e i loro effetti di realtà, chi si misura con le parole difficili, quelle che pesano più del necessario, e chi analizza i messaggi rapidi, i video brevi, le formule veloci con cui oggi la scienza tenta di farsi spazio nei flussi digitali.

Il percorso tocca anche il cuore sensibile della comunicazione sanitaria, dove le parole non sono mai neutre e dove la comprensibilità diventa una forma di cura. Qui entrano in gioco il plurilinguismo, la mediazione, il rapporto tra personale sanitario e pazienti, le differenze culturali che attraversano ogni colloquio, spesso senza farsi vedere. Persino il teatro trova posto come dispositivo educativo, capace di trasformare la divulgazione in esperienza condivisa.

Tutti gli episodi sono accompagnati da una trascrizione testuale, come a ribadire che l’accessibilità passa anche dalla possibilità di rileggere, tornare indietro, soffermarsi. Il progetto è disponibile sulle principali piattaforme di ascolto e si inserisce nel lavoro dello Spoke 5 del Tuscany Health Ecosystem, all’interno di un programma più ampio finanziato dal PNRR, che lega innovazione, salute e benessere.

In fondo, questo podcast racconta una cosa semplice e insieme decisiva. La scienza non basta che sappia. Deve anche saper dire. E imparare a farlo non è un esercizio di stile, ma una responsabilità pubblica.

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Last modified: Gennaio 22, 2026
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