Scritto da 5:01 pm Siena, Attualità, Cronaca

La scuola non si accorpa come un bilancio

Siena (giovedì, 22 gennaio 2026) — C’è un modo sbrigativo di guardare alla scuola, che la riduce a numeri in colonna, a soglie da rispettare, a caselle da accorpare per far tornare i conti. E poi c’è la scuola reale, quella che abita le colline, le vallate, le periferie urbane e i paesi che non finiscono mai nelle mappe del potere. In Toscana, il confronto tra questi due sguardi è diventato improvvisamente molto concreto.

di Valeria Russo

In Consiglio regionale, il Partito Democratico insieme alle altre forze di maggioranza ha deciso di alzare la mano e dire no. No a un dimensionamento della rete scolastica che rischia di spezzare equilibri già fragili. No a una razionalizzazione costruita più su proiezioni astratte che sulla vita quotidiana delle scuole. No, soprattutto, a un commissariamento che viene percepito come una scorciatoia autoritaria, più che come una soluzione.

La mozione presentata chiede una cosa che suona quasi banale, ma che oggi evidentemente non lo è più: guardare i dati reali. Non quelli stimati a distanza, ma quelli che raccontano quante studentesse e studenti ci sono davvero, come si muovono, dove vivono, quali territori attraversano ogni mattina per arrivare in classe. Tener conto delle specificità della Toscana, delle sue aree interne e montane, delle scuole che non sono grandi abbastanza per i parametri ministeriali, ma lo sono per le comunità che le tengono in piedi.

Il punto non è solo organizzativo. È culturale. Ridurre il numero delle autonomie scolastiche non è un’operazione neutra: incide sulla qualità dell’offerta formativa, sulla capacità delle scuole di progettare, sull’occupazione, sulla presenza dello Stato nei luoghi meno popolati. Ogni accorpamento porta con sé una distanza in più, un dirigente in meno, un presidio che si allontana.

Da qui la richiesta di cambiare metodo, prima ancora che i numeri. Coinvolgere davvero le Regioni, gli enti locali, chi la scuola la vive ogni giorno. Uscire dalla logica del taglio lineare e tornare a una politica che sappia distinguere, ascoltare, adattarsi. Non per difendere rendite di posizione, ma per evitare che la scuola pubblica diventi una variabile residuale.

La sensazione, nelle parole che arrivano dal Consiglio regionale, è che si sia superata una soglia. Che il piano nazionale sul dimensionamento, così come impostato, non tenga conto delle dinamiche reali e finisca per colpire proprio i territori che avrebbero più bisogno di attenzione. E che il commissariamento, anziché correggere le distorsioni, rischi di irrigidirle.

In fondo, la scuola non è un foglio Excel. Non cresce per accorpamento e non migliora per sottrazione. Funziona quando è radicata, riconoscibile, abitata. E ogni volta che si interviene senza guardarla da vicino, il rischio è sempre lo stesso: risparmiare oggi e pagare domani, in termini di disuguaglianze, isolamento e futuro mancato.

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Last modified: Gennaio 22, 2026
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