Siena (mercoledì, 10 dicembre 2025) — Negli ultimi mesi la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi sembra aver imboccato una direzione nuova, forse la più concreta da anni: seguire il flusso del denaro che scorreva nel suo ufficio, quell’universo di sponsorizzazioni che per oltre un decennio aveva illuminato lo sport della “Siena che brillava” e che, all’improvviso, ha smesso di farlo.
di Valeria Russo
È lì, in quel crocevia di milioni di euro che transitavano dal Monte dei Paschi alle società sportive, che i commissari pensano possa nascondersi una chiave utile a rileggere ciò che avvenne quel 6 marzo del 2013. Dalla perizia che ha escluso il suicidio è emerso un panorama più netto e insieme più inquietante, e l’ipotesi che a muovere i fili sia stato un interesse economico diventa ora una strada obbligata.
Il terreno di questa ricerca è un pezzo consistente della vita lavorativa di Rossi: la gestione di un portafoglio annuale da cinquanta milioni, destinato a sponsorizzare basket, calcio, rugby e altri progetti sparsi in Italia. Un mare di risorse che, secondo quanto ricostruito negli ultimi mesi, non era sottoposto a controlli sostanziali: i revisori dell’epoca si limitavano a verificare contratti e importi dichiarati, senza un monitoraggio reale sull’utilizzo finale delle somme. È questo vuoto di vigilanza, più ancora dei numeri, ad aver attirato l’attenzione della Commissione: un settore ricco, considerato ad alto rischio dalla Guardia di Finanza, in cui la falsa fatturazione e il riciclaggio trovano terreno fertile, e che Rossi, volente o nolente, amministrava.
Tra i primi nomi che verranno ascoltati c’è quello di Flavio Tranquillo, autore di un libro che ripercorre il fallimento della Mens Sana Basket, una delle squadre storicamente sponsorizzate dal Monte. Non si tratta di indagare di nuovo sul tracollo sportivo, ma di capire se in quella ricostruzione – che intreccia bilanci, scelte dirigenziali e relazioni istituzionali – ci siano elementi utili a illuminare il contesto in cui operava l’ufficio comunicazione di Mps. Altre sponsorizzazioni, più lontane da Siena ma ugualmente rilevanti, verranno esaminate con lo stesso criterio: seguire il denaro, capire chi lo gestiva, osservare in quale direzione si muoveva.
Parallelamente prosegue l’indagine sulla figura ripresa nel vicolo pochi istanti dopo la caduta di Rossi: l’identificazione è affidata ai RIS, chiamati a verificare la compatibilità tra l’immagine registrata dalle telecamere e un nominativo già circolato negli atti. Ma il nodo principale resta la dinamica interna all’ufficio da cui Rossi precipitò: ai periti verrà chiesto di ricostruire con precisione come il corpo sia stato portato o trascinato verso la finestra, se una sola persona potesse compiere quei movimenti o se fosse necessaria la presenza di più individui, e se le lesioni riscontrate siano compatibili con una colluttazione o con tentativi di spostamento.
La Commissione riprenderà le audizioni pubbliche a metà gennaio, ma il lavoro interno non si è mai fermato. Il quadro che sta emergendo non è solo tecnico: è una geografia economica e relazionale che racconta un’epoca in cui Mps sosteneva con enormi investimenti l’immagine sportiva di Siena e, al tempo stesso, lasciava aree di gestione prive di controllo reale. La sensazione, dentro e fuori Palazzo Montecitorio, è che il caso Rossi non sia più soltanto un enigma giudiziario, ma lo specchio di un sistema opaco in cui si intrecciavano potere, denaro e carriere.
Resta aperta la domanda su come si muoverà ora la magistratura. I parlamentari ripetono che il loro lavoro non ha valore penale ma politico e conoscitivo, e tuttavia l’assenza di un’azione giudiziaria dopo una perizia così netta è un’ombra che pesa. La verità, quella che i commissari dicono di cercare, non ha la forma rigida dei codici, ma quella più mobile e scomoda che riguarda ciò che il paese è disposto a vedere e a raccontare. Ed è forse per questo che la pista delle sponsorizzazioni, dimenticata per anni, appare oggi come la rotta più realistica per capire un uomo, un ufficio e una morte che pesa ancora come una ferita aperta sulla storia recente di Siena.
Last modified: Dicembre 10, 2025

