Scritto da 12:03 pm Esteri, Attualità, Politica

Corruzione, guerra e riforme: l’Ucraina a un bivio

Siena (martedì, 9 dicembre 2025) — L’Ucraina continua a lottare su due fronti: la difesa contro l’aggressione esterna e la lotta interna contro un nemico meno visibile ma altrettanto corrosivo: la corruzione. E negli ultimi mesi la questione è tornata a galla con una forza che lascia presagire non solo inchieste e scandali, ma la possibilità — se le riforme reggono — di un cambiamento reale.

di Valeria Russo

Tutto è deflagrato dopo la scoperta di un vasto sistema di tangenti nel settore energetico, conosciuto come Operation Midas — un’inchiesta coordinata dall’anti-corruzione statale che ha coinvolto funzionari pubblici e dirigenti di imprese. La cifra in gioco è imponente, e le indagini hanno portato a sequestri milionari, intercettazioni e sospetti che lambiscono figure influenti dello Stato. 

La reazione dell’esecutivo è stata repentina. Il presidente Volodymyr Zelensky ha chiesto la sostituzione immediata dei consigli di sorveglianza delle grandi aziende pubbliche, a partire da quelle del comparto energetico e della difesa, accusate di aver favorito il sistema di tangenti. 

Una scelta che, sulla carta, sembra condivisibile: controlli più severi, nomine trasparenti, governance rinnovata. Ma per molti osservatori, si tratta di un gesto necessario, sì, ma insufficiente. In un’intervista recente, Lucio Caracciolo, direttore della rivista Limes, ha ricordato come la corruzione in Ucraina non sia una sorpresa: «lo sapevamo da anni», ha sintetizzato con amarezza, indicando come l’errore dei partner internazionali non sia stato ignorare il fenomeno, bensì fingere che bastasse la guerra a cancellarlo.

Perché in fondo il nodo resta quello: un conflitto aperto non assolve automaticamente dalle colpe interne. E quando si accendono le luci degli scandali — come con Operation Midas — si scopre quanto spesso la guerra e i bilanci statali siano stati usati come copertura per affari opachi.

Le proteste, i cittadini, le risorse umane

Il 2025 resta anche l’anno delle proteste: in estate l’approvazione di una legge che voleva colpire l’indipendenza delle autorità anti-corruzione ha suscitato una reazione popolare forte e diffusa. Migliaia di persone sono scese in piazza — a Kiev, Odesa, Lviv, Dnipro — per difendere il diritto a una giustizia autonoma e libera da interferenze politiche. 

La mobilitazione ha avuto successo: il parlamento ha ritirato la norma e si è tornati alla composizione precedente delle agenzie. Ma quelle manifestazioni sono rimaste impresse nel tessuto sociale come un monito: la guerra non è soltanto un assedio esterno — può essere anche una guerra per la verità, per lo stato di diritto, per un futuro che non sia scritto solo dalle armi, ma anche dalla trasparenza.

Nell’ambito della difesa, intanto, è nata una struttura che prova a fare da sentinella: il Public Anti-Corruption Council of the Ministry of Defense of Ukraine, presieduto da Yurii Hudymenko. Il suo compito è valutare rischi di corruzione, monitorare approvvigionamenti, denunciare sprechi e tentativi di mala gestione nel settore militare. Recentemente ha segnalato migliaia di posizioni sovrabbondanti e lanciato un numero verde per segnalare abusi. 

Il risultato, oggi, è ambiguo. Da un lato l’Ucraina dichiara guerra alla corruzione e compie azioni concrete. Dall’altro, i sospetti e le accuse restano tante, e la fiducia è corrosa da anni di nepotismo, oligarchie economiche e prassi consolidate in tempo di pace — oggi replicate in tempo di guerra.

La geopolitica, l’Occidente, la guerra che ruba le riforme

In più occasioni, è risultato evidente che la pressione militare e il flusso di aiuti occidentali rischiano di alimentare un modello pericoloso: affidare a élite economico-politiche il controllo di interi settori strategici. In questo contesto, la corruzione non è un errore da correggere, ma un rischio sistemico che può minare la stessa ossatura dello Stato.

Le dichiarazioni di Zelensky sulla riforma delle board pubbliche, allora, non appaiono solo come risposte a uno scandalo: sono un tentativo di ricalibrare una governance che, se non cambia, rischia di rendere vana qualsiasi aspirazione europea dell’Ucraina. Perché ogni volta che si spende per la guerra, e ogni volta che arrivano aiuti, entra in gioco la tentazione di riciclaggio e abuso — se non c’è trasparenza, la ricostruzione stessa diventa terreno fertile per chi vuole lucrare.

Ecco perché la partita non è solo ucraina: riguarda l’Europa, le sue scelte, la sua credibilità. Per chi sostiene Kiev con risorse e impegno morale, la corruzione è un bivio: o la guerra resta un atto di solidarietà e sacrificio, o rischia di trasformarsi in un mercato.

Un bivio aperto: ricostruzione o resa

Oggi in Ucraina si muovono due dinamiche parallele. Da una parte la guerra, con la sua violenza brutale, gli attacchi, la logistica distrutta  . Dall’altra, un’insistenza nuove sulla necessità di pulizia interna: scandali, riforme, proteste.

Chi osserva da fuori, vede un paese che cerca di non ripetere gli errori del passato, ma che rischia continuamente di ricadere negli stessi. Riconoscere la corruzione, denunciare i casi, cacciarne le cause è un passo imprescindibile; ma serve anche un progetto reale di trasparenza, di controllo diffuso, di cultura istituzionale.

Se l’Ucraina riuscirà a tenere viva questa spinta — non come emergenza, ma come processo continuo — allora la guerra e la ricostruzione potranno davvero diventare un’occasione. Altrimenti, la corruzione rischia di uscire dalle pieghe degli scandali per trasformarsi nel nuovo conflitto silenzioso, quello che nessuna armiografia riesce a raccontare, ma che mina dall’interno la fiducia, il futuro, la speranza.

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Last modified: Dicembre 9, 2025
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