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Imparare a stare in bilico

Siena (mercoledì, 14 gennaio 2026) — C’è una parola che negli ultimi anni si è allargata come una macchia d’umidità sui muri della vita quotidiana: insicurezza. Non fa rumore, non si annuncia, ma cambia il modo di camminare nel mondo. È da qui che prende avvio l’incontro in programma lunedì 19 gennaio, alle 21, a Palazzo Patrizi, dove lo psicoterapeuta Giorgio Nardone presenterà il suo ultimo libro, Alla ricerca della sicurezza perduta, pubblicato da Ponte alle Grazie.

di Valeria Russo

Non sarà una presentazione nel senso tradizionale del termine. Piuttosto un tentativo collettivo di dare un nome a quella sensazione diffusa di precarietà che attraversa età, ruoli e stagioni della vita. Accanto a Nardone interverranno anche alcuni professionisti del territorio, formati nel solco della Terapia Strategica, chiamati a portare esempi, riflessioni, frammenti di esperienza quotidiana.

L’insicurezza, oggi, non è più soltanto una questione interiore. È diventata una specie di clima generale, una metafora dell’epoca che abitiamo, fatta di complessità, aspettative altissime e risultati da raggiungere in tempi sempre più stretti. I punti fermi si spostano, le certezze evaporano, e al loro posto resta una tensione costante a tenere tutto sotto controllo. Una tensione che, paradossalmente, produce l’effetto opposto.

Negli ultimi anni il tema è stato spesso associato al mondo giovanile, come se fosse una fragilità di passaggio. Ma la realtà racconta altro: l’insicurezza attraversa generazioni diverse, cambia forma, si adatta ai contesti. Nei più giovani, però, assume contorni più acuti. L’ansia di non essere all’altezza, di sbagliare, di deludere, può trasformarsi in disagio profondo, talvolta in reazioni estreme. Anche perché viviamo in una società che chiede controllo continuo, performance costante, vigilanza permanente.

In questo scenario si inserisce anche il ruolo delle famiglie, spesso animate dalle migliori intenzioni. Il controllo totale, esercitato per placare la paura, finisce però per alimentarla. Chi cresce sotto uno sguardo che valuta ogni gesto impara presto a muoversi con cautela, a temere il giudizio, a vivere in uno stato di allerta continua. L’insicurezza, così, non viene sconfitta: viene allenata.

Il messaggio che emergerà dall’incontro è semplice e insieme controcorrente. La sicurezza non è una dote naturale né un premio riservato a pochi. È una competenza, qualcosa che si costruisce nel tempo, attraverso piccoli atti quotidiani, scelte imperfette, tentativi riusciti e falliti. Non si tratta di eliminare l’incertezza, ma di imparare a starci dentro senza esserne travolti.

Forse, in fondo, non esiste una sicurezza perduta da ritrovare, ma una nuova da imparare. Con meno controllo e un po’ più di fiducia.

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Last modified: Gennaio 14, 2026
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