Siena (sabato, 29 novembre 2025) — Ci sono corsi d’acqua che sembrano stare zitti per abitudine, poi arriva qualcuno che immagina di mettergli un morso e allora si capisce che anche un fiume può ribellarsi.
di Valeria Russo
L’Elsa, da settimane, scorre con quell’ostinazione che hanno le cose viventi quando fiutano un pericolo, e attorno a lui si muove un coro crescente di persone che non vogliono vederlo trasformato in una specie di condotto tecnico con il nome altisonante di “progetto idroelettrico”.
La scintilla, stavolta, è arrivata da un annuncio trionfale: il rappresentante della società proponente ha dichiarato che la fase esecutiva sarebbe cosa fatta e che l’avvio dei lavori sarebbe imminente. Come se il fiume fosse un tavolo da apparecchiare e non un organismo che tiene insieme paesaggio, memoria e microcosmi invisibili. È bastato questo per riaccendere il Coordinamento Salviamo l’Elsa, che da tempo presidia la valle come chi veglia un amico ferito.
La loro posizione è cristallina: quell’impianto, così come immaginato, sarebbe un colpo basso a un equilibrio antico. Non solo acqua che cambia direzione o velocità: cambierebbe tutto il contorno, quei sentieri che seguono il fiume come vene blu, le gore che raccontano il lavoro di generazioni, la vegetazione che si muove come un archivio naturale di ciò che eravamo. Chiamare “transizione energetica” un intervento così intrusivo, dicono, è una licenza poetica un po’ troppo spinta, una forma di ottimismo che dimentica di guardare il livello dell’acqua prima di immaginare turbine e rese energetiche.
A complicare il quadro ci sono gli studi dell’Università di Siena, che parlano chiaro: la portata dell’Elsa non reggerebbe un impianto di quel tipo senza soffrire. E quando soffre un fiume, soffrono le creature che lo abitano e anche quelle, umane, che ci girano attorno. E poi ci sono tredici habitat di interesse comunitario, tre dei quali considerati così delicati che basta poco – un’ombra di meno, un centimetro d’acqua in più o in meno – per scompaginarne la vita.
Non è solo una questione di tecnicismi: anche la politica locale ha già detto la sua, e con una compattezza quasi commovente. Il Consiglio Comunale di Colle di Val d’Elsa ha votato all’unanimità contro qualsiasi intervento che vada a ridurre la portata naturale del fiume o a toccarne gli equilibri. Una rarità, in tempi in cui persino scegliere il colore delle fioriere può dividere un’aula consiliare in due.
Il Coordinamento chiede alla Regione un gesto semplice e difficile allo stesso tempo: fermarsi. Ritirare il progetto, ripensarlo, capire se davvero l’Elsa può sopportarne il peso, o se è arrivato il momento di immaginare una sostenibilità che non passi sempre dal sacrificio del paesaggio. E, già che ci siamo, procedere spediti verso il riconoscimento del Parco Fluviale come Sito di Interesse Comunitario: un titolo che non è solo una targa, ma una cintura di protezione per un ecosistema fragile come il vetro soffiato.
Alla fine, resta la solita domanda: chi parla davvero per i fiumi? Forse nessuno, e proprio per questo il Coordinamento chiama a raccolta cittadini, studiosi, amministratori, chiunque abbia voglia di dire che un fiume non è un tubo, non è un serbatoio da regolare a piacimento. È un pezzo di mondo che vive per conto proprio, e che ogni tanto ci ricorda che anche noi, come lui, abbiamo bisogno di spazio, respiro e tempo per scorrere senza essere costretti in un argine artificiale.
Last modified: Novembre 29, 2025

