Siena (venerdì, 6 febbraio 2026) — A Poggibonsi la solidarietà non ha bisogno di grandi palchi. Passa da uno specchio, da una sedia girevole, dal rumore secco delle forbici che cadono leggere. In viale Marconi, dentro il salone Erdasa, il lavoro quotidiano ha cambiato postura: non solo estetica, ma gesto. Erika Cappellacci e Samantha Falai hanno deciso che un taglio può valere più di un appuntamento, può diventare aiuto, sostegno, possibilità.
di Valeria Russo
L’idea non è nata da un progetto strutturato, ma da quella forma di attenzione laterale che a volte salva le cose. Una ricerca casuale, una storia trovata online, il pensiero che scatta senza chiedere permesso. Due figli grandi, il senso improvviso che certe vicende non stanno lontane da noi, che non riguardano sempre qualcun altro. Da lì la decisione è stata rapida, quasi silenziosa. Bastano pochi anni di lavoro fianco a fianco per capirsi senza troppe parole. E dodici anni, in questo caso, sono stati più che sufficienti.
Il meccanismo è semplice e rigoroso. Chi sceglie di donare almeno venti centimetri di capelli, naturali o colorati ma non trattati in modo aggressivo, riceve in cambio taglio e piega gratuiti. I capelli raccolti prendono poi la strada della Svizzera, dove vengono trasformati in parrucche e supporti per ragazzi ustionati. Quando la quantità supera il necessario, nulla va perso: anche l’eccesso diventa materia utile alla ricerca e ai trattamenti per le ustioni. È una filiera silenziosa, lontana dai riflettori, ma concreta fino all’ultimo passaggio.
In pochi giorni decine di persone hanno attraversato la soglia del salone, arrivate da Poggibonsi, dalla Valdelsa, dai paesi vicini. Un flusso continuo, composto, fatto di attese brevi e decisioni lunghe. Colpisce soprattutto l’età di molte donatrici. Ragazze molto giovani, tredici, quindici anni, per le quali i capelli non sono un dettaglio ma un pezzo di identità. Eppure si siedono, ascoltano, annuiscono, e quando la prima ciocca cade a terra non è raro che gli occhi si riempiano. Non di rimpianto, ma di qualcosa che somiglia alla consapevolezza.
In quel salone si accumula un’emozione discreta, mai esibita. C’è chi si commuove, chi resta in silenzio, chi sorride come dopo una scelta giusta. Le forbici fanno il loro lavoro, lo specchio restituisce un’immagine diversa, ma non c’è spaesamento. Semmai una leggerezza nuova. Come se togliere potesse, in certi casi, significare aggiungere.
L’iniziativa non è un episodio isolato. Erdasa porta avanti da anni anche la donazione di capelli per i pazienti oncologici, collaborando con associazioni che trasformano quei gesti individuali in parrucche, in dignità, in normalità restituita. Qui la solidarietà non è un evento straordinario, ma una pratica costante, che torna ogni volta che qualcuno decide di fare un passo in più.
In un tempo che sembra spesso ripiegato su se stesso, questa storia resta piccola solo in apparenza. In realtà dice molto. Racconta che esiste ancora uno spazio dove il bene non fa rumore, dove non serve spiegare troppo, dove un taglio di capelli può diventare cura. E dove, almeno per un momento, il mondo smette di girare solo intorno a chi si guarda allo specchio.
Last modified: Febbraio 6, 2026


