Scritto da 12:25 pm Siena, Attualità, Cronaca, Cultura

Ricordare le foibe, ascoltare la storia

Siena (venerdì, 6 febbraio 2026) — Siena si ferma, per un giorno, e prova a guardare indietro senza alibi. È una data che pesa, perché chiama in causa una frattura della storia italiana rimasta a lungo ai margini, fatta di violenza, di sradicamento, di partenze senza ritorno. Martedì 10 febbraio il Comune di Siena sceglie due momenti distinti ma legati da un filo unico: la memoria come esercizio civile.

di Valeria Russo

La mattina si apre presto, alle 9.30, al parco intitolato a Norma Cossetto. Una corona deposta davanti alla targa, le autorità presenti, poche parole misurate. Non serve altro. Le letture affidate a Paola Benocci, tratte dal libro di Giuseppe Crapanzano sull’Istria e sull’esodo, si intrecciano con i contributi degli studenti delle scuole superiori. Voci giovani che tornano su una storia che giovane non è più, ma che continua a chiedere di essere capita. Norma Cossetto, medaglia al valore civile, resta il nome che concentra su di sé il senso di quella tragedia: una figura che non smette di interrogare.

Nel pomeriggio la memoria cambia passo e si fa ascolto. Dalle 15.30 alle 17, nella sala conferenze dell’Archivio storico comunale di Siena, va in scena “Voci dal profondo”. Non una lezione, non un convegno, ma un incontro che mette insieme parola e musica. Le letture di Filippo Velardi, insieme a Matilde Berrettini e Sofia Verdiani, trovano un contrappunto negli interventi musicali della Siena Jazz – Accademia nazionale del jazz. La storia, qui, non viene spiegata: viene fatta risuonare.

Il Giorno del Ricordo nasce per questo. Non per chiudere i conti con il passato, ma per tenerli aperti con responsabilità. Le foibe e l’esodo giuliano-dalmata non sono solo una pagina da studiare, ma una domanda che attraversa il presente: su cosa significa appartenere, su quanto può costare la violenza della storia, su quanto fragile sia la convivenza quando smette di riconoscere l’altro.

Siena sceglie la via più difficile e più onesta: quella del raccoglimento. Senza retorica, senza scorciatoie. Solo il tempo necessario per ricordare, e per capire che certe ferite non chiedono di essere archiviate, ma custodite con cura.

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Last modified: Febbraio 6, 2026
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