Scritto da 7:25 pm Italia, Attualità, Top News

Chi ha paura dell’orale?

Siena (lunedì, 14 luglio 2025) — In un’Italia che trasforma ogni spazio di riflessione in un campo minato, c’è qualcosa di stranamente rivoluzionario nel restare zitti. O nel rifiutarsi di partecipare a un gioco che non si riconosce più come proprio.

di Valeria Russo

Succede agli esami di maturità, dove qualche studente ha deciso di non affrontare l’orale. Per convinzione. Per dire, con la calma delle scelte difficili, che questa scuola non mi ascolta, quindi io non parlo. Tutto regolare. Se quei sessanta li hai già conquistati, puoi anche dire “no grazie” all’orale. E non è un trucco: è un diritto.

Ma al ministero dell’Istruzione, quello stesso che dovrebbe insegnare a distinguere tra regola e arbitrio, tra norma e punizione, hanno reagito come sempre: con la bava alla bocca e lo scudiscio in mano. Il ministro Valditara ha promesso sfracelli. Chi rifiuta l’orale, dice lui, dovrà ripetere l’anno. Ma solo se lo fa per protesta. Se invece tace per impreparazione, allora passi pure. Chi non sa nulla è perdonato. Chi sa troppo e lo dimostra in silenzio, è colpevole.

La studentessa Maddalena Bianchi, da Belluno, non ha fatto scena muta. Ha parlato. Ha detto che non le sta bene il sistema di valutazione, la corsa alla competizione, l’indifferenza. L’ha spiegato con un discorso scritto, preciso, pensato. Non ha insultato. Ha ragionato. E questo, evidentemente, è intollerabile.

Lo stesso vale per Gianmaria Favaretto, che ha definito la risposta del ministro “violenta”. Non perché lo abbiano preso a bastonate, ma perché non esiste alcun dialogo con gli studenti. E quando il dissenso viene trattato come un reato, resta solo l’obbedienza o il conflitto.

In tutto questo, nessuno ha avuto il coraggio di chiedersi: ma non è proprio questo il compito della scuola? Formare persone capaci di pensare, scegliere, dissentire? O è rimasta solo una macchina da bollettini, crediti, performance? I ragazzi hanno capito qualcosa che chi sta in alto ha dimenticato: a volte, per difendere il diritto di parola, bisogna prima esercitare quello al silenzio.

E se l’unica reazione è minacciare la bocciatura, allora forse chi merita davvero di rifare l’anno non ha 18 anni, ma una poltrona al ministero.

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Last modified: Luglio 14, 2025
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