Siena (sabato, 20 dicembre 2025) — Sono arrivati di notte, quando le città sembrano sospendere il giudizio e limitarsi ad accogliere. Cinque studentesse e studenti partiti da Gaza hanno messo piede a Siena, trovando all’Università per Stranieri un approdo che è insieme logistico e simbolico.
di Valeria Russo
Con loro, il gruppo di giovani palestinesi ospitati dall’ateneo sale a otto: sette studenti e una ricercatrice, Aya Ashour, il cui arrivo nei mesi scorsi aveva segnato l’inizio concreto di un percorso che oggi continua.
Ad attenderli c’erano volti stanchi e sorridenti, quelli di chi sa che certi arrivi non sono mai ordinari. Il rettore Tomaso Montanari e la direttrice generale Silvia Tonveronachi hanno salutato l’ingresso dei nuovi studenti come si fa con una responsabilità che diventa scelta quotidiana. Non un gesto isolato, ma un tassello di una trama più ampia che tiene insieme istituzioni, diplomazia, università.
Dietro quel viaggio notturno c’è un lavoro silenzioso e complesso, fatto di corridoi istituzionali e di decisioni prese con urgenza. La collaborazione con l’Unità di Crisi della Farnesina, con l’Ambasciata italiana ad Amman e con la rete universitaria nazionale ha permesso di trasformare un’idea di accoglienza in un trasferimento reale, concreto, sicuro. Un passaggio che ha visto impegnati anche Maurizio Oliviero, responsabile Crui del progetto, e Mauro Pellizzi, coordinatore interno dell’iniziativa.
Tra i nuovi arrivati ci sono storie che hanno già attraversato il mondo. Alhassan Selmi e Fatena Mohanna, giornalisti, hanno raccontato Gaza quando raccontarla significava esporsi, rischiare, restare. Lo hanno fatto con una lucidità che è costata fatica e pericolo, e che lo scorso ottobre è stata riconosciuta con un premio per la pace condiviso proprio con Aya Ashour. Ora quelle voci trovano spazio in un contesto diverso, dove il racconto può trasformarsi in studio, ricerca, parola pensata.
L’Università per Stranieri di Siena, del resto, non è nuova a questi attraversamenti. Nata per insegnare le lingue e le culture, da tempo ha deciso che il sapere non può essere neutrale quando il mondo si spezza. Il progetto Iupals, coordinato dalla Crui, risponde a questa convinzione: offrire borse di studio e protezione a studenti provenienti da zone di conflitto, non come atto caritatevole, ma come investimento sul futuro, sulla possibilità che l’istruzione resti un diritto anche quando tutto il resto vacilla.
A Siena, questi arrivi non fanno notizia per il clamore, ma per la loro discrezione. Giovani che riprendono a studiare, a progettare, a immaginare un domani mentre alle spalle resta una terra ferita. È un’accoglienza che non promette soluzioni miracolose, ma offre tempo, spazio e sicurezza. E a volte, in tempi così, è già moltissimo.
Last modified: Dicembre 20, 2025

