Scritto da 12:22 pm Siena, Attualità, Cronaca

Affitti brevi e ospitalità, quando la norma confonde e le imprese pagano

Siena (sabato, 20 dicembre 2025) — Sulla questione degli affitti brevi la Toscana ha deciso di fare un passo indietro e uno di lato, lasciando ai Comuni l’onere intero di regolare un fenomeno che cresce in fretta e in modo diseguale. È una scelta che, sulla carta, parla di autonomia locale. Ma è dentro i dettagli che la norma inizia a scricchiolare.

di Valeria Russo

Daniele Pracchia, direttore di Confcommercio Siena, parte da una distinzione che nel dibattito pubblico sembra essersi dissolta. Locazioni brevi ed extralberghiero non sono la stessa cosa, anche se vengono spesso infilate nello stesso contenitore. Le strutture extralberghiere sono imprese vere e proprie, iscritte al Registro delle Imprese, soggette ad autorizzazioni, controlli, investimenti. Affittacamere, bed and breakfast, residenze d’epoca, case vacanza: attività nate e cresciute dentro un quadro normativo regionale che per anni ne ha definito confini e regole.

Il nodo arriva con la nuova disciplina. La legge introduce un principio rigido: uno stesso soggetto, o soggetti collegati, non possono gestire più strutture nello stesso edificio se il numero complessivo delle camere supera quello consentito per una singola attività, fissato a sei. Una soglia che cambia le carte in tavola per chi ha costruito nel tempo un modello imprenditoriale rispettando le norme allora vigenti.

Alla fine del periodo transitorio, fissato al primo luglio 2026, molte di queste imprese si troveranno davanti a un bivio poco sostenibile. Ridurre drasticamente l’attività, rinunciando a due terzi delle camere, oppure cercare soluzioni alternative di ospitalità, ammesso che il contesto urbanistico lo consenta. In entrambi i casi, il rischio è quello di rendere economicamente fragile, se non impossibile, la sopravvivenza di strutture che hanno sempre puntato su qualità, sicurezza e occupazione.

Il paradosso, osserva Pracchia, è evidente. Da una parte le locazioni turistiche non imprenditoriali continuano a crescere senza un vero argine, con numeri che nella sola provincia di Siena superano le migliaia. Dall’altra si stringe la morsa su imprese storiche, imponendo limiti dimensionali che non tengono conto della loro struttura e del loro ruolo nel sistema dell’accoglienza.

Nel grande calderone di una discussione confusa, dove tutto viene chiamato allo stesso modo, si perde di vista un fatto semplice: le imprese extralberghiere non sono un’invenzione recente, ma il frutto di norme precedenti che ne hanno legittimato l’esistenza e lo sviluppo. Sarebbe stato logico, in un confronto ordinato, stabilire nuove regole a partire dal futuro, senza riscrivere il passato.

Così invece si rischia una modifica retroattiva delle condizioni di esercizio, con effetti a catena non solo sulle imprese, ma anche sui Comuni, chiamati a intervenire sui propri strumenti urbanistici ed edilizi. Un compito complesso, che in molti casi potrebbe rivelarsi tecnicamente arduo, se non impraticabile.

Quanto alla sentenza della Corte costituzionale, Pracchia invita alla cautela. Per capire davvero dove si va, sarà necessario attendere le scelte contenute nella Legge di Bilancio, che sul tema dell’ospitalità avranno un peso tutt’altro che marginale. Resta il fatto che le innovazioni previste per il comparto alberghiero aprono spazi di crescita importanti, almeno per chi avrà le condizioni per coglierli.

Il problema, intanto, resta lì: una norma che nasce per mettere ordine rischia di colpire proprio chi, quell’ordine, lo aveva già fatto funzionare.

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Last modified: Dicembre 20, 2025
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