Scritto da 1:17 pm Siena, Attualità, Cronaca

Adolescenti in affanno, quando il silenzio fa più rumore

Siena (venerdì, 9 gennaio 2026) — C’è un disagio che non fa clamore, non occupa le piazze e non si annuncia con gesti eclatanti. Avanza piano, stanza dopo stanza, spesso dietro una porta chiusa e uno schermo acceso. Ansia, depressione, ritiro sociale, difficoltà scolastiche, disturbi alimentari, uso smisurato dei dispositivi digitali: l’elenco è lungo e cresce, anche a Siena, come una curva che nessuno vorrebbe guardare troppo da vicino.

di Valeria Russo

A raccontarlo, senza allarmismi ma senza sconti, è Elena Margherita Presotto, neuropsichiatra infantile che lavora anche presso il Centro Dedalo Siena. Il suo è uno sguardo che tiene insieme mente e cervello, emozioni e funzionamento neurologico, perché la neuropsichiatria infantile vive esattamente lì, in quella zona di confine dove i disagi non sono mai solo una cosa sola. Disturbi dell’umore e dell’ansia convivono con fragilità del neurosviluppo, difficoltà di apprendimento, comportamenti alimentari disordinati, dipendenze tecnologiche. Tutto intrecciato, tutto più complesso di come appare.

I numeri aiutano a capire, ma non consolano. A livello nazionale, nella fascia tra i dieci e i diciassette anni, circa il quattordici per cento dei ragazzi presenta un disturbo psichico. In Toscana la percentuale sale ulteriormente, arrivando al diciassette per cento secondo i dati di ARS Toscana. È un aumento che ha un prima e un dopo ben riconoscibili. La pandemia ha funzionato come uno spartiacque netto: mesi di isolamento, routine spezzate, relazioni ridotte a finestrelle digitali. Un tempo sospeso che ha lasciato segni più profondi di quanto si credesse.

Oggi non è raro incontrare adolescenti che trascorrono gran parte della giornata davanti a uno schermo. Non per svago, ma per rifugio. Ore e ore in una connessione continua che però non sempre significa relazione. Da qui l’aumento dei disturbi d’ansia, dell’umore, delle dipendenze da videogame e tecnologia. Un paradosso moderno: iperconnessi eppure sempre più soli.

I segnali, spesso, arrivano piano. Prima l’isolamento, poi l’abbandono dello sport, delle amicizie, delle abitudini che prima tenevano insieme le giornate. Il sonno si sregola, l’alimentazione cambia, l’energia si spegne. La scuola diventa uno dei primi luoghi in cui il disagio si manifesta: calo improvviso del rendimento, assenze frequenti, difficoltà a stare in classe, a parlare, a stare con gli altri. È un linguaggio che chiede di essere tradotto.

Per questo, spiega Presotto, il lavoro con i ragazzi non può mai essere solitario. Serve una rete: famiglie, scuola, servizi, professionisti. E serve tempo. Nei percorsi di cura, l’obiettivo non è riportare subito la prestazione ai livelli attesi, ma ricostruire il benessere, passo dopo passo, rispettando i tempi di chi fa fatica anche solo ad affacciarsi di nuovo al mondo.

In questo scenario, il Centro Dedalo rappresenta un presidio importante per il territorio senese. Valutazione, diagnosi e presa in carico avvengono attraverso un lavoro multidisciplinare che prova a intercettare il disagio prima che diventi cronicità. Coinvolgere la scuola, dialogare con i servizi territoriali, accompagnare le famiglie: non soluzioni miracolose, ma un metodo paziente, fatto di ascolto e continuità.

Il messaggio che arriva, alla fine, è semplice e difficile insieme. Non minimizzare i cambiamenti improvvisi, non aspettare che passi da solo, non vergognarsi di chiedere aiuto. Prendersi cura della salute mentale dei ragazzi oggi significa proteggere il loro domani. E imparare, tutti, a fare un po’ più di silenzio per riuscire finalmente ad ascoltare.

Condividi la notizia:
Last modified: Gennaio 9, 2026
Close