Siena (mercoledì, 16 luglio 2025) — C’è un parco a Siena, in alto, tra le fronde che sanno tenere il fresco anche nei giorni più testardi di luglio. Come si fa con i posti che diventano familiari senza bisogno di troppe spiegazioni.
di Valeria Russo
Là, in quella parte di città che non è né centro né periferia, succede qualcosa che non fa rumore ma lascia il segno: Villa Rubini Lab. Una serie di incontri, laboratori, giochi e invenzioni messi in fila da giugno a settembre, come per dire che l’estate non è solo sabbia e ombrelloni, ma può anche essere scoperta lenta, mani che si sporcano, parole nuove.
Tutto gratuito. Tutto pensato per bambini, ragazzi e famiglie. Non si paga, ma si partecipa: che è un altro tipo di moneta.
Il progetto si chiama EduCarSI – un nome serio, istituzionale, ma con dentro una promessa gentile – e arriva grazie a un incrocio virtuoso: il Dipartimento per le politiche della famiglia da una parte, la Fondazione Monte dei Paschi dall’altra. Due mondi che si sono messi d’accordo su una cosa semplice: restituire il parco alla città, con le voci dentro.
La parte alta del giardino, un tempo quasi dimenticata, è diventata un piccolo laboratorio a cielo aperto. Non ci sono giostre elettroniche né altoparlanti. Solo alberi, stuoie, biciclette che passano e bambini che ascoltano, disegnano, costruiscono, parlano tra loro come se il mondo non fosse ancora stato rovinato dagli adulti.
Il programma è pieno, ma mai affannato. Si parla di inclusione, ambiente, libri, teatro, arte, ma non con le conferenze. I titoli delle attività sembrano arrivare da una libreria creativa: c’è “Libri a merenda”, che mescola favole e spuntini; c’è “Den Day”, dove si tesse, si ricama, si crea; c’è “Mappe d’Arte”, che è teatro, ma anche gioco, ma anche storia.
Ci sono adolescenti che si sentono visti per la prima volta, in laboratori che li prendono sul serio senza prenderli di punta. E c’è anche chi insegna la Lingua dei Segni, perché la comunicazione passa da molte strade, non tutte asfaltate. Villa Rubini è un invito: a scendere di casa, a portarsi una bottiglia d’acqua, a sedersi su una coperta, a imparare qualcosa di nuovo senza che sembri un compito.
E mentre i grandi pensano a settembre, ai registri, alle scadenze, qui sotto i rami c’è un tempo più largo. Fatto di risate basse, fogli colorati e scoperte silenziose. Un tempo che – se uno lo guarda bene – somiglia moltissimo alla felicità.
Last modified: Luglio 18, 2025

