Scritto da 10:05 pm Siena, Attualità, Top News

Siena, il Pronto Soccorso resta senza eredi

Siena (mercoledì, 16 luglio 2025) — Succede a Siena, ma non solo a Siena. Succede ovunque ci sia un pronto soccorso aperto, un medico stanco, una notte lunga, e nessuno disposto a prenderne il posto. Trentaquattro borse disponibili, trentaquattro sedie vuote. E, almeno per quest’anno, nessuno a cui passarle.

di Valeria Russo

C’è qualcosa di profondamente simbolico in questo numero tondo e spaventoso. Non è solo un problema di concorsi e graduatorie, è un segnale che viene dal fondo. Dal fondo della corsia, dal fondo di un turno di sedici ore, dal fondo dello sguardo di un medico giovane che si chiede se davvero valga la pena. E, a quanto pare, sempre più spesso risponde: no.

A livello nazionale va poco meglio. Solo un terzo delle borse per medicina d’urgenza è stato assegnato. Il resto è rimasto lì, come certi piatti a fine buffet, che nessuno vuole più.

I motivi sono noti, quasi noiosi da quanto si ripetono. Turni massacranti, rischio continuo, reparti dove non si sa se arriverà prima un codice rosso o un pugno. La medicina d’urgenza – quella che dovrebbe essere il cuore pulsante del sistema – sta diventando una disciplina di frontiera. Non in un Paese dove si prendono a schiaffi i medici e si pretende di essere curati come in Svizzera, ma gratis e subito.

A Siena però, qualcosa si muove. O almeno ci si prova. Il direttore generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria, Antonio Barretta, e il Rettore dell’Università, Roberto Di Pietra, hanno deciso di metterci del loro. Non parole, ma soldi.
L’università azzererà la tassa di iscrizione – circa 2.500 euro l’anno – e l’ospedale aggiungerà un assegno mensile di 500 euro per i primi dieci iscritti alla Scuola di Specializzazione in Medicina d’Urgenza. Un tentativo. Un incentivo. Un gesto che dice: se vieni, almeno non ci rimetti.

Non è la soluzione, certo. È una pezza, una toppa su un buco che si sta allargando. Ma è anche un segnale: qui ci siamo accorti del problema e stiamo cercando di fare qualcosa prima che sia troppo tardi.

Barretta lo ha detto con quel tono pragmatico che usano gli amministratori che non vogliono farsi prendere dal panico. Quest’anno è andata così, ma se dovesse succedere ancora, allora sì, sarà un problema. Intanto si prova a evitarlo.

E mentre si discute di iscrizioni e borse vuote, l’ospedale senese – le Scotte – continua a mantenere il suo rango. Ottavo posto a livello nazionale. Cura, gestione dei casi complessi, attrattività. Insieme a Pisa e Careggi, forma un triangolo toscano dell’eccellenza sanitaria. Anche se a uno dei tre lati, adesso, mancano le nuove leve.

È un paradosso tutto italiano: ospedali di primo livello, strutture moderne, specialisti di valore. Ma sempre meno persone disposte a entrarci dalla porta di servizio, quella del Pronto Soccorso, dove il tempo è tiranno e la pazienza scarseggia.

Forse il problema non è nemmeno solo economico. Forse è culturale, simbolico, morale. Forse è che abbiamo trasformato la medicina d’urgenza in un mestiere da gladiatori. E i giovani, con buona pace dei più nostalgici, gladiatori non vogliono più esserlo.

A Siena adesso si attende. Che qualcuno risponda, che qualcuno si iscriva, che una mano si alzi e dica: io ci sto. Magari sarà una sola, magari saranno dieci. Magari nessuna. Intanto, il Pronto Soccorso aspetta. Con i suoi neon accesi di notte, le urgenze vere e quelle inventate, e quella porta automatica che si apre comunque. Anche se dietro non c’è più nessuno ad aspettare.

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Last modified: Luglio 16, 2025
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