Siena (venerdì. 4 luglio 2025) — Archiviata a fatica, come un debito d’onore o una promessa mantenuta per un soffio, la Provenzano si è finalmente seduta sul divano, e Siena già si riscuote, impaziente, per rimettersi in piedi.
di Valeria Russo
Non c’è tempo per la nostalgia: il Palio non è mai ieri, è sempre domani. E il domani, stavolta, ha la forma appuntita e assoluta dell’Assunta.
Si riparte, dunque. Si riparte dai bussolotti, da quei piccoli totem della sorte che ancora riescono — miracolosamente — a tenere la città col fiato sospeso, come un bambino che aspetta il proprio nome nel registro. Domenica alle 19, nuova adunanza in Piazza del Campo, nuova attesa nel silenzio obliquo della Sala degli Specchi. Si completerà il lotto delle dieci che si presenteranno al canape il 16 agosto.
Sì sa già chi sono i primi 6 : Pantera, Tartuca, Drago, Bruco, Giraffa e Aquila. A loro si affiancheranno altre quattro sorelle, scelte dalla mano cieca della sorte, come sempre sovrana. Ma c’è una piccola stortura, ormai non così eccezionale da sorprendere nessuno: saranno dieci le contrade in attesa, ma solo nove sperano davvero.
La Torre, sospesa, starà fuori anche questa volta: l’ultima delle sue squalifiche da scontare si consumerà guardando gli altri correre. Anche il Nicchiò verrà estratto ma sarà solo una formalità perché la sua punizione terminerà a luglio 2026.
Nel frattempo, come ogni anno, si tirano le somme delle estrazioni passate. Una specie di statistica sentimentale, che conta non i numeri, ma le attese. Dal 2000 a oggi, il Montone si conferma re del bussolotto agostano: ben otto volte estratto, con quella strana costanza che solo il caso sa mantenere. A seguire: la Selva sei volte, poi Onda, Leocorno e Chiocciola sono stati estratti 5 volte. In fondo alla fila, con due apparizioni ciascuna, ci sono Civetta, Oca e Istrice, che in agosto sembrano destinati a restare spettatori più che attori.
Il Leocorno, poverino, aspetta dal 2016. Il Nicchio è fermo allo stesso anno, ma almeno ora ha un motivo concreto. La Lupa si è arenata al 2018, il Montone manca dal 2019 (ma dopo otto estrazioni, può pure prendersi un respiro). Ultime gioie nel 2022 per Onda e Selva, nel 2023 per la Civetta.
Poi ci sono quelli che si attaccano alla scaramanzia delle date: il 6 luglio, che torna ciclicamente, sembra un giorno baciato dal destino — o forse solo dal calendario. In quell’anomala ricorrenza, solo sette volte si è tenuta un’estrazione. Eppure il Montone, manco a dirlo, ha sempre avuto la zampa felice: 1975, 1997, 2003, 2008 — tutte volte in cui è stato “tirato su” proprio il 6.
La Chiocciola ha sorriso tre volte in questa data, una volta ciascuna per Civetta, Onda, Lupa e Selva. Poco? Tanto? Siena ha imparato che nel Palio il tempo non si misura in giorni, ma in assenze. E ogni assenza pesa.
Domenica, dunque, si torna a trattenere il fiato. Si torna a sussurrare nomi, a cercare presagi nel sole che tramonta, a leggere gli occhi dei Priori come si leggeva il volto dell’aruspice. E poi il fruscio, il silenzio, la pallina che gira. E infine l’urlo — o il sospiro.
Perché a Siena, ogni volta che si estrae, è come un piccolo giudizio universale. Ma senza santi, né peccati: solo cavalli, destino e una Piazza che non dimentica mai.
Last modified: Luglio 4, 2025

