Siena (martedì, 9 dicembre 2025) — Questa mattina, alle undici in punto, la Commissione parlamentare d’inchiesta bis sul caso di David Rossi — l’ex capo comunicazione del Monte dei Paschi di Siena morto nel 2013 — rende pubblica la nuova perizia tecnica, quella che nelle ultime ore ha già iniziato a far vacillare l’ipotesi del suicidio ripetuta per anni. Una perizia attesa, discussa, e ora al centro del dibattito politico e giudiziario, perché traccia un racconto diverso, più inquieto, più accidentato.
di Valeria Russo
Il documento, elaborato dai RIS di Roma con il contributo dei loro specialisti e depositato pochi giorni fa, è stato esaminato dalla Commissione punto per punto. Le conclusioni tecniche, stando a quanto filtra dagli ambienti della stessa Commissione, spingono verso un’interpretazione che si discosta nettamente dalle ricostruzioni tradizionali: dettagli balistici, dinamici e video-forensi sembrano descrivere una scena che non collima con un gesto volontario.
Uno degli elementi che più colpisce chi ha seguito la vicenda riguarda l’orologio di Rossi, oggetto minuscolo diventato improvvisamente decisivo: l’analisi delle immagini in cui compaiono corpo e accessori, la sequenza dei frammenti in caduta e la verifica dell’ombra captata dalla videocamera del vicolo, indicano — secondo i tecnici — un comportamento anomalo rispetto a quello plausibile in una caduta autolesionistica. Un particolare apparentemente marginale, ma che nella logica della perizia acquista un peso specifico notevole.
A preoccupare gli investigatori parlamentari c’è anche la natura delle ferite riscontrate sul polso sinistro di Rossi. La Commissione ha rilevato che l’uomo, entrando in banca, non presentava lesioni visibili; e tuttavia, al momento del ritrovamento, tre lacerazioni sanguinolente erano ben presenti. La ricostruzione tecnica sostiene che l’impatto a terra, da solo, non sarebbe compatibile con il tipo di ferite osservate. Un tassello che si aggiunge agli altri e che, nel complesso, contribuisce a disegnare un quadro ben più complesso di quello sostenuto finora.
È su questo insieme di elementi che la Commissione fonda la propria posizione: l’ipotesi del suicidio, a loro giudizio, non sarebbe più sostenibile. Da qui l’apertura a scenari alternativi, che vanno dall’intervento di terzi alla possibilità che l’evento finale sia stato la conseguenza di un’altra azione, ancora tutta da comprendere.
La giornata non si chiuderà con il lavoro parlamentare. In serata, una trasmissione televisiva presenterà una ricostruzione digitale del caso, un’elaborazione che riprende materiali già raccolti in passato e che, stando alle anticipazioni, condurrebbe a conclusioni non lontane da quelle della Commissione. Le differenze tra i due approcci sono tante — una ricostruzione virtuale contro un’analisi investigativa — ma entrambe confermano che il caso Rossi, dopo anni di esitazioni, ritorna prepotentemente al centro della scena pubblica.
Il cammino verso una verità definitiva resta lungo e tortuoso, ma la nuova perizia segna un punto di svolta: una porta che si riapre, un racconto che non può più essere liquidato con le spiegazioni di ieri. E per la Commissione, almeno per oggi, questo equivale a mettere un paletto nel terreno: un dato che pretende risposte, e che costringerà il Paese a tornare, ancora una volta, su quella notte del 2013 che Siena non ha mai davvero dimenticato.
Last modified: Dicembre 9, 2025

