Siena (mercoledì, 4 febbraio 2026) — C’è un modo silenzioso ma molto efficace di fare un’assemblea: arrivarci quando il risultato è già scritto. Al Monte dei Paschi di Siena, la straordinaria convocata per riscrivere pezzi importanti dello statuto nasce così, con una partecipazione per delega che supera abbondantemente il settanta per cento del capitale e consegna al rappresentante designato una massa critica sufficiente a trasformare il dibattito in ratifica. Sette modifiche, tutte destinate a passare senza scosse, sostenute anche da chi, per mestiere, consiglia come votare agli investitori.
di Valeria Russo
Il passaggio più osservato riguarda la possibilità per il consiglio di amministrazione uscente di presentare una propria lista per il rinnovo dell’organo di governo. Un passaggio che segna un cambio di passo nella gestione del potere interno e che arriva accompagnato da altri aggiustamenti meno simbolici ma molto concreti. La banca alza il rapporto tra remunerazione variabile e fissa, portandolo a due a uno, e scioglie il vincolo che finora impediva di distribuire integralmente gli utili. Cade anche il limite dei tre mandati per gli amministratori, insieme alla norma che faceva eccezione per l’amministratore delegato. Tutto più fluido, tutto più aperto, almeno sulla carta.
Archiviato il voto, il percorso entra nella sua fase tecnica. Serve l’assenso della Bce, poi scatterà il conto alla rovescia per la presentazione delle liste, attese entro il 6 marzo, in vista dell’assemblea di metà aprile che approverà il bilancio e rinnoverà i vertici. È lì che il nuovo assetto prenderà davvero forma.
Al centro della scena resta Luigi Lovaglio, il nome più accreditato per la riconferma alla guida dell’istituto. A sostenerlo non sono solo gli equilibri assembleari, ma anche i numeri accumulati nel corso del 2025, che stanno per essere messi in fila davanti al consiglio e, subito dopo, agli analisti. La presentazione è fissata a ridosso dell’assemblea, in un calendario che lascia intuire come i conti siano parte integrante della partita sul futuro.
Dentro questa cornice resta aperto un interrogativo che va oltre Siena e riguarda Mediobanca. Il destino del titolo, la sua permanenza in Borsa, il ruolo che potrà giocare in un eventuale riassetto sono temi che circolano senza ancora trovare una forma definitiva. Qualche riflessione è arrivata da Massimo Doris, amministratore delegato di Banca Mediolanum e azionista di Mps, che ha ipotizzato una continuità del marchio anche in scenari di integrazione. Un’ipotesi, nulla più, ma sufficiente a ricordare che il dossier è tutt’altro che chiuso.
Per ora, però, il quadro è chiaro. Monte dei Paschi di Siena procede per accumulo di consensi, semplifica le regole, allarga gli spazi decisionali e prepara il terreno al prossimo ciclo. Senza clamore, senza colpi di scena. In fondo, anche questo è un modo di fare banca: togliere attrito alle scelte e lasciare che siano i numeri, prima ancora delle parole, a parlare.
Last modified: Febbraio 4, 2026


