Scritto da 9:51 am Siena, Attualità, Top News

Simone Borghesi porta la voce di Siena alla COP30: l’economia del clima, anche da lontano

Siena — Alla COP30 di Belém, dove il mondo intero si ritrova a parlare del clima come di una febbre che non passa, anche Siena ha la sua voce. È quella del professor Simone Borghesi, economista ambientale, prorettore alle Relazioni Internazionali dell’Università di Siena, che quest’anno non ha potuto volare fino in Brasile, ma si è collegato da remoto.

di Valeria Russo

Non per scelta, ma per necessità: Belem è strapiena, gli alberghi esauriti da settimane, le delegazioni accampate tra foreste e fiumi. Eppure, anche attraverso uno schermo, le parole contano.

Il suo intervento si inserisce nel grande mosaico della finanza climatica locale, di quella transizione giusta che dovrebbe trasformare le città in organismi vivi, meno dipendenti dal carbonio e più capaci di resistere. È un discorso tecnico e politico insieme, dove ogni cifra è una domanda morale: chi paga per il riscaldamento globale, e chi invece ne subisce il conto?

Il professor Borghesi ne parla con la lucidità di chi sa che la teoria economica, da sola, non basta. Serve una grammatica nuova, fatta di equità e cooperazione. Nei prossimi giorni — il 15 e il 18 novembre — sarà ancora tra i protagonisti della COP, con due interventi che toccano il cuore stesso del problema: come rendere la transizione energetica europea più equa e condivisa, e come costruire un mercato globale del carbonio che non si limiti a spostare le colpe da un continente all’altro.

C’è qualcosa di quasi simbolico nel fatto che parli da Siena, città che ha imparato nei secoli a bilanciare equilibrio e misura, e che oggi si trova rappresentata in un evento dove il tema, in fondo, è proprio questo: la misura del nostro impatto, e la misura della nostra responsabilità.

Borghesi non è nuovo a questi contesti: insegna Environmental Economics al Dipartimento di Scienze Politiche e Internazionali, presiede l’Associazione Europea degli Economisti Ambientali e dirige l’area Clima alla Florence School of Regulation dello European University Institute. È una di quelle figure che tengono insieme l’accademia e la politica, la ricerca e la realtà.

La COP, Conferenza delle Parti, è la grande agorà del pianeta, dove ogni anno si tenta di tradurre in parole — e poi in numeri, e infine in leggi — ciò che la Terra ci chiede da tempo: un passo indietro, o almeno un passo più lento. E in questa edizione, da un piccolo rettangolo di schermo in Toscana, arriva anche la voce di un economista che continua a credere che il futuro, per quanto remoto e complicato, si costruisca sempre parlando insieme. Anche a distanza.

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Last modified: Novembre 12, 2025
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