Siena (mercoledì, 21 gennaio 2026) — A volte le città non cambiano, si limitano a essere guardate da un’altra angolazione. E Siena, questa volta, viene osservata da lontano, con lo stupore paziente di chi arriva dall’altra parte del mondo.
di Valeria Russo
Netflix ha scelto la Toscana come scenario di una nuova storia sentimentale che parla coreano ma respira italiano. Dal 16 gennaio 2026, Siena e Montalcino entreranno nel racconto di Come si dice amore?, titolo italiano di una serie che all’estero si presenta con una domanda ancora più diretta: Can This Love Be Translated?
Non è solo una questione di location. È un incontro di sguardi. La scrittura è affidata alle sorelle Hong, architette di alcuni tra i K-drama più amati degli ultimi anni, mentre la regia porta la firma di Yoo Young-eun. Al centro della storia c’è Ju Ho-jin, traduttore abituato a muoversi tra lingue e mondi, interpretato da Kim Seon-ho. Al suo fianco Cha Mu-hee, diva del cinema e volto di un dating show, incarnata da Go Youn-jung.
Il loro incontro nasce per lavoro, come spesso accade nelle storie che poi si complicano, e si trasforma lentamente in qualcosa che assomiglia all’amore. Intorno, le tappe di un viaggio globale che trova nelle pietre di Siena e nelle colline di Montalcino il suo tempo più lento e, forse, più sincero.
Le riprese toscane si sono svolte tra novembre e dicembre 2024, con il supporto della Toscana Film Commission. Una settimana appena, ma sufficiente per lasciare tracce. Firenze ha offerto l’eleganza raccolta della Libreria Giunti Odeon, Siena ha messo in campo Piazza del Campo e le sue vie meno esibite, Montalcino ha fatto quello che sa fare meglio: allargare l’orizzonte, trasformare una collina in una pausa narrativa. Non cartoline, ma spazi che partecipano alla storia.
Il resto lo fa il fenomeno K-drama, che da prodotto locale è diventato linguaggio globale. Nato negli anni Novanta come racconto seriale domestico, ha trovato con lo streaming una diffusione planetaria. Trame compatte, stagioni brevi, personaggi che crescono davanti allo spettatore e un’estetica curata fino all’ossessione. Dopo Squid Game, il mondo ha scoperto che la Corea non esporta solo intrattenimento, ma un modo preciso di raccontare le emozioni. Il 2026 segna un ulteriore passaggio: le storie escono dai confini nazionali e cercano scenari lontani, riconoscibili, simbolici. La Toscana diventa così parte di un immaginario condiviso, capace di parlare a Seoul come a Siena.
Non è la prima volta che questa città si presta allo sguardo del cinema. Siena ha già imparato molte lingue sul grande schermo. Ha parlato d’amore con Romeo e Giulietta nelle versioni di Castellani e Zeffirelli, ha intrecciato passione e rivalità ne La ragazza del Palio, ha retto il passo dell’azione quando James Bond ha trasformato bottini e piazze in un inseguimento ad alta tensione. È diventata rifugio sentimentale in Letters to Juliet, teatro di duelli e drammi storici in film oggi quasi dimenticati, ma ancora impressi nelle sue pietre.
Ora tocca al romance coreano. Un’altra storia, un altro pubblico, un altro modo di abitare gli stessi luoghi. Siena non cambia volto, ma aggiunge una sfumatura. E forse, senza nemmeno accorgersene, impara davvero a dire amore in più di una lingua.
Last modified: Gennaio 21, 2026


