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Rudi Castagnini, l’uomo che raccontava il Palio fino a notte fonda

Siena (lunedì, 21 luglio 2025) — A Siena, certi addii sono più faticosi di altri. Perché non si limitano a spegnere una voce, ma spengono anche un’eco. Quella che rimbalzava tra i tavoli della Società, tra un bicchiere e un aneddoto, tra una battuta fuori tempo e un ricordo lucidissimo.

di Valeria Russo

Se n’è andato Rudi Castagnini, classe 1940, figlio del Valdimontone e di un Palio che oggi non c’è più, se non nei racconti di chi c’era e nei silenzi di chi arriva dopo.

Era uno di quei senesi con la Contrada tatuata nell’anima, anche se non si vedeva. Un tenente vincente, un mangino appassionato, un assicuratore che conosceva la geografia emotiva di ogni fantino e le curve segrete di ogni carriera. Ma soprattutto, era uno di quelli che sapeva tenere viva una cena, una serata, una generazione.

Gli bastava trovare una sedia e un po’ di quiete attorno, e le storie cominciavano a uscire da sole, come se le avesse tenute in tasca tutto il giorno, pronte a prendere fiato. E da quel momento, nessuno aveva più fretta di tornare a casa.

Vittorie ne ha vissute, come nel luglio del ’77 e dell’82, ma a lui interessava di più il dietro le quinte: i viaggi improbabili, gli incontri segreti, le gite che sembravano scampagnate ma erano vere missioni di Contrada. C’era sempre qualcosa da dire, da ricordare, da aggiustare con l’ironia e la precisione di chi ama davvero.

La Sardegna per vedere un fantino prima degli altri, lo zoo di Pistoia per ragioni misteriose che è meglio non chiarire, un pacchetto da portare chissà a chi, chissà perché. Era un Palio costruito sulle persone, sui gesti ripetuti e sugli occhi che si capiscono al volo, un rito antico dove ogni cosa conta davvero, ma nessuna si prende troppo sul serio.

Fu lui, nel 1976, a insistere perché una giovane piemontese sfilasse nel corteo storico vestita da fantino del Montone. Era una donna, e non era mai successo. Non per ribellione, non per farsi notare: per senso di opportunità e, forse, per quella sua capacità antica di rompere la forma senza mancare il rispetto.

Era ovunque, ma senza farsi pesante. Sempre presente, sempre utile, mai protagonista per forza. Ha fatto il vicario, ha fatto parte del seggio, ha fatto – più di tutto – parte della comunità. Quella vera, quella che si costruisce parlando, ridendo, aiutando. Alla prova generale dell’agosto scorso c’era anche lui, come sempre. Quella sera è stata l’ultima occasione per ascoltarlo dal vivo, con la voce piena e il sorriso di chi sapeva restituire al passato un sapore che, raccontato da altri, non avrebbe avuto lo stesso gusto.

Per chi è cresciuto tra i Servi, Rudi era un riferimento. Per chi ha vissuto con lui gli anni Settanta e Ottanta, era l’amico che faceva da ponte tra un Palio e l’altro. Per chi l’ha conosciuto tardi, era la voce che non ti faceva sentire in ritardo. Parlava con tutti. Sapeva tutto. Ma non se la tirava mai.

Oggi lo si piange non come si piange una persona, ma come si piange un’epoca. Con quella nostalgia gentile che Siena sa coltivare meglio di chiunque. E con la certezza che, al Murellino, il suo posto non resterà vuoto: sarà solo più silenzioso.

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Last modified: Luglio 21, 2025
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