Siena — C’è un giorno, ogni anno, in cui l’Italia sembra ricordarsi che senza gli alberi saremmo un po’ più soli, un po’ più esposti, un po’ meno umani. È la Giornata nazionale dedicata a loro, a quei giganti immobili che ci accompagnano senza chiedere nulla, se non un po’ di rispetto.
di Valeria Russo
A Siena questa ricorrenza non arriva come un rito di calendario, ma come un invito gentile a guardare meglio ciò che cresce, ciò che resiste, ciò che torna. La città ha deciso di celebrarla in modo concreto, senza proclami, facendo parlare due nuove creature verdi appena arrivate. Una cresce nella Fortezza Medicea, accanto al ceppo di un leccio secolare che ha attraversato tempi e generazioni prima di arrendersi.
L’altra è stata piantata davanti all’asilo che porta un nome quasi profetico, L’albero dei sogni, in viale Vittorio Emanuele. Due luoghi diversi, un parco storico e una scuola: come se il Comune avesse voluto distribuire il senso delle radici fra memoria e futuro, fra ciò che si è stati e ciò che si diventerà.
Questa mattina l’assessora all’ambiente è andata a vedere da vicino queste due presenze nuove. Non un taglio di nastro, non una celebrazione, ma un sopralluogo fatto di attenzione pratica: controllare la terra, guardare l’ombra, verificare che il gesto simbolico abbia una ricaduta reale.
In Fortezza il nuovo leccio è stato messo proprio ai piedi del vecchio, quasi a raccoglierne l’eredità naturale; all’asilo la quercia segna un inizio, perché la struttura è stata appena riaperta dopo i lavori. Un albero nuovo per una casa nuova: a volte la pedagogia passa anche dalle foglie.
Il vecchio leccio secolare, pur se ormai spoglio di vita, non verrà dimenticato. Il Comune ha deciso di mantenere il ceppo, il fusto e tutto ciò che può ancora raccontare qualcosa, fino a cinque metri d’altezza. Una specie di colonna naturale, un monumento vegetale che continua a insegnare il peso del tempo e la dignità dell’invecchiare.
Intanto, in tutta Siena, negli ultimi giorni sono spuntati altri alberi: all’Acquacalda, attorno al Velopattinodromo, e nel parco accanto agli impianti sportivi di Sant’Andrea a Montecchio. Una costellazione verde, diffusa senza clamore, come spesso accade alle cose che funzionano.
La linea guida è semplice e ostinata: ogni volta che un albero malato o pericolante deve essere rimosso, ne verrà piantato un altro. Non un rimpiazzo frettoloso, ma un gesto che mantiene in equilibrio la presenza arborea della città. Perché Siena non vuole perdere un solo passo di questo dialogo silenzioso fra pietra e foglie.
E non finisce qui. Nel Parco Unità d’Italia, lungo strada di Pescaia, sta per nascere un piccolo bosco urbano: una quarantina di alberi, disposti in filari che lasciano al centro spazi aperti, panchine, isole d’ombra. Un luogo dove in estate si potrà respirare un po’ meglio, camminare un po’ più piano, e forse capire che costruire frescura è un gesto politico come pochi.
In una stagione in cui il clima sembra agitarsi come un animale inquieto, Siena prova a rispondere con una cura paziente: piantare, sostituire, conservare. È un modo per dire che il futuro non nasce soltanto dai progetti, ma anche da un albero alla volta, nel punto esatto in cui qualcuno ha deciso che la vita merita spazio.
Last modified: Novembre 21, 2025

