Siena (sabato, 16 agosto 2025) — La Piazza ribolliva già prima che il tufo venisse scalfito dagli zoccoli. Il sole scendeva lento e le voci si accavallavano, rimbalzando tra le facciate come onde senza tregua. Le campane avevano già smesso di rintoccare quando, nel silenzio febbrile della Piazza, il mossiere ricevette il plico. Da quell’istante non ci fu più tempo, solo attesa sospesa.
di Valeria Russo
Una dopo l’altra le insegne comparvero sotto il canape, come pedine disposte per una partita irripetibile: l’Aquila, il Bruco, il Drago, la Giraffa, il Montone, la Tartuca, la Pantera, il Leocorno, la Civetta. L’Onda restava fuori, pronta a lanciarsi nella rincorsa come un colpo a sorpresa. Ma l’attesa si fece logorante: proteste, uscite, rientri, cavalli da asciugare, nervi tesi. Trentatré minuti che parvero un’eternità.
E poi, all’improvviso, la scarica. Il Montone schizza davanti, Gingillo si piega su Anda e Bola con un gesto che sembra naturale e inevitabile, come se fosse scritto da sempre. La Pantera ci prova, ma la sua foga si spegne presto. Dal gruppo si stacca il biancoceleste: Tittia stringe le redini di Diodoro e lo lancia in avanti, guadagnando terreno fino a sfiorare i battistrada. L’inseguimento è cominciato. Dal Casato in poi è un brivido: il Leocorno si fa sotto, curva dopo curva, e la folla si stringe in un solo respiro, spinta da un’unica domanda: resisterà?
Gingillo non sbaglia nulla. Linee perfette, controllo assoluto, la freddezza di chi sa che ogni metro può ribaltare la storia. L’ultimo Casato è un urlo collettivo: Tittia lancia l’ultimo assalto, ma Anda e Bola vola, e il bandierino si inchina al Valdimontone.
La Piazza esplode. Tredici anni sono un abisso, ma in quell’istante si annullano, diventano cenere spazzata via dal vento. Gingillo, al quarto trionfo della sua carriera, si lascia travolgere dall’abbraccio dei contradaioli. È vittoria, è liberazione, è un pezzo di vita restituito a chi ha aspettato troppo a lungo.
E nel clamore che avvolge tutto, resta impresso un pensiero: il Palio non è mai solo una corsa. È il cuore che smette di tremare e finalmente batte libero, senza più catene.
Foto di Paolo Lazzeroni
Last modified: Agosto 16, 2025

