Scritto da 10:15 pm Siena, Attualità, Cronaca

Il paesaggio come responsabilità

Siena (martedì, 3 febbraio 2026) — La provincia di Siena vive appoggiata a un paesaggio che sembra immobile, fatto di pieghe morbide, crinali pazienti, vallate che si ripetono da secoli. Ma sotto quella calma apparente, la terra lavora. Lentamente, spesso in silenzio, talvolta con improvvise accelerazioni. Il rischio frane non è un’ipotesi remota né una parola buona per i convegni: è una presenza concreta, che riguarda le colline come i centri abitati, i versanti isolati come i quartieri storici.

di Valeria Russo

A ricordarlo è Riccardo Salvini, presidente del Centro Geotecnologie dell’Università di Siena, che invita a guardare il territorio senza indulgenza. La pericolosità, spiega, nasce dalla combinazione di fattori che qui sono strutturali: la natura dei terreni, le rocce, la morfologia. Le frane sono movimenti di gravità, chiedono dislivelli, pendii, acqua che entra dove non dovrebbe. In questo senso, le aree collinari e montane portano con sé una fragilità che non si può eliminare.

Ma la parola chiave non è pericolosità. È rischio. E il rischio cambia volto a seconda di ciò che insiste su quei versanti. Un pendio instabile senza strade né edifici resta un problema teorico. Lo stesso pendio, se sorregge case, infrastrutture, reti, diventa una questione concreta, misurabile, urgente. È lì che la geologia incontra la vita quotidiana.

Nemmeno la città è al riparo. Zone storiche di Siena, come Pescaia o Fontebranda, portano ancora i segni di episodi passati: crolli, smottamenti, allarmi che tornano puntuali dopo piogge intense. Qui si sommano più fragilità: terreni sabbiosi che si saturano d’acqua, pendii pronunciati, costruzioni addossate ai versanti. Non è fatalismo, è fisica applicata alla storia urbana.

La risposta non sta nell’emergenza permanente, ma nella conoscenza. È su questo terreno che l’Università ha lavorato negli ultimi anni, completando nuove cartografie geologiche a scala 1:50.000 nell’ambito del progetto CARG nazionale, in collaborazione con ISPRA. Il foglio di Poggibonsi è già stato consegnato, quello di Roccastrada è in lavorazione, Montalcino seguirà a breve. Non sono mappe decorative, ma strumenti operativi: servono agli enti locali, alla Regione, a chi pianifica, decide, costruisce.

Conoscere il territorio significa scegliere dove intervenire e dove no, educare chi lo abita, ridurre i danni quando gli eventi accadono. Perché accadono. Sempre. Il rischio frane, qui, non è un allarme da spegnere ma una condizione da governare. E la differenza tra subirlo e affrontarlo passa tutta da lì: dallo studio, dalla pianificazione, da una consapevolezza che non ha bisogno di toni apocalittici per essere presa sul serio.

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Last modified: Febbraio 3, 2026
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