Scritto da 4:14 pm Siena, Attualità, Cronaca

Il marchese che insegnò a stare in sella, prima ancora che a vincere

Siena (martedì, 13 gennaio 2026) — Se n’è andato a novant’anni Giuseppe Ramirez, marchese per nascita e maestro per vocazione, una di quelle figure che non occupano solo una disciplina sportiva ma un tempo lungo, fatto di gesti ripetuti, di silenzi osservati, di vite accompagnate. L’equitazione italiana perde una delle sue colonne portanti, Siena perde uno dei suoi educatori più discreti e più decisivi.

di Valeria Russo

Giuseppe Ramirez aveva scelto Siena come luogo dell’anima prima ancora che del lavoro. Dal 1975 al 2001 il Club Ippico Senese è stato il suo orizzonte quotidiano, una specie di officina morale oltre che sportiva. In quei venticinque anni non ha semplicemente allenato cavalieri: ha costruito una scuola, nel senso più profondo e antico della parola. Tecnica rigorosa, certo, ma anche una pedagogia del rispetto, del limite, dell’ascolto. Il cavallo non come mezzo da governare, ma come presenza viva con cui entrare in relazione. L’allievo non come promessa da spremere, ma come persona da accompagnare.

Chi lo ha incontrato ricorda una calma esigente, uno sguardo capace di dire molto senza alzare la voce. I più piccoli venivano seguiti con la stessa attenzione riservata a chi coltivava ambizioni alte. Non c’erano gerarchie di valore, solo un terreno comune fatto di passione e responsabilità. Da lì sono passate generazioni intere: cavalieri diventati professionisti, istruttori, tecnici federali. E, soprattutto, adulti che portano ancora addosso il suo modo di stare al mondo.

La sua storia comincia lontano, a Reggio Calabria, nel settembre del 1936, in una famiglia dove l’equitazione era parte della vita quotidiana. A diciott’anni il trasferimento a Roma, la formazione alla Società Ippica Romana, gli anni intensi sotto la guida del Colonnello Chiantia, tra il completo e il galoppo. Nel 1958 la selezione federale in vista delle Olimpiadi di Roma, poi le partecipazioni a Piazza di Siena negli anni Sessanta, quando la tecnica si misurava ancora con l’eleganza e il coraggio.

Con l’ingresso di Mauro Checcoli alla presidenza della FISE, nel 1964, Ramirez entra nella Commissione Formazione, un ruolo che manterrà per decenni, contribuendo a modellare la cultura equestre italiana con la stessa sobrietà con cui lavorava in campo. Nel 2001, lasciata l’attività di istruttore a Siena, diventa Delegato Tecnico per la Toscana, continuando a vigilare, consigliare, trasmettere.

Abitava a Scacciapensieri, ma in realtà abitava nelle storie di chi lo ha conosciuto. A Siena resta un vuoto che non è solo sportivo: è umano. Resta una comunità che lo ha sentito come un padre severo e affettuoso, e un’eredità che non si misura in trofei ma in coscienze formate.

Lascia le figlie Esmeralda e Beatrice, e cinque nipoti che portano nomi antichi e luminosi. A loro, e a tutti quelli che hanno imparato da lui, resta un insegnamento semplice e difficile: prima di montare un cavallo bisogna imparare a rispettarlo. E, magari, anche a rispettarsi un po’ di più.

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Last modified: Gennaio 13, 2026
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