Siena (giovedì, 5 febbraio 2026) — A Rocca Salimbeni l’aria è di quelle che non fanno rumore ma pesano. Approvato il nuovo statuto, Monte dei Paschi entra nella fase più delicata, quella in cui i numeri cedono il passo ai nomi e le strategie diventano equilibri di potere. Il prossimo consiglio di amministrazione non sarà una formalità. Sarà una scelta che dirà molto su cosa Mps vuole essere dopo la lunga risalita.
di Valeria Russo
In questo passaggio si concentra l’incertezza attorno a Luigi Lovaglio, amministratore delegato dal 2022. Il suo nome è legato a doppio filo alla ricostruzione della banca, al ritorno di credibilità, a un percorso che ha riportato l’istituto senese dentro il perimetro della grande finanza nazionale. A Siena, dove Mps resta un fatto identitario prima ancora che economico, quella gestione è stata accolta come una sorta di risarcimento morale dopo anni di ferite aperte, da Antonveneta in avanti.
Eppure, nel mondo delle banche, il consenso non è mai sufficiente. Lovaglio non sembra incontrare il favore di alcuni grandi soci privati, più interessati a una discontinuità silenziosa che a una conferma per inerzia. Tra questi, si muove con attenzione Francesco Gaetano Caltagirone, che starebbe valutando soluzioni alternative, più allineate a una propria visione strategica.
Il Tesoro, oggi azionista con una quota ridotta, osserva senza intervenire. L’assenza del governo all’ultima assemblea non è stata una distrazione, ma un segnale. La scelta di arretrare, dopo la progressiva discesa dal controllo pubblico, indica la volontà di lasciare al mercato l’onere e l’onore delle decisioni. Una linea già esplicitata dalla premier Giorgia Meloni, che ha aperto alla possibilità di ulteriori cessioni.
Resta però una domanda sospesa, difficile da eludere. Dopo una rinascita costruita con fatica, cosa significherebbe interrompere la continuità della governance proprio ora? Non sarebbe solo una questione di persone, ma di messaggio. Ai mercati, ai dipendenti, a una città che continua a misurare il proprio umore sul destino della banca.
Il calendario non concede molto tempo per le riflessioni. A breve arriveranno i risultati dell’ultimo trimestre e dell’intero 2025, seguiti dal nuovo piano industriale. Il 6 marzo scade il termine per la presentazione delle liste del cda, che verranno sottoposte all’assemblea del 15 aprile. In quella data si capirà se la stagione di Lovaglio avrà un seguito o se Mps sceglierà di cambiare passo. Per il presidente Nicola Maione, la continuità sembra invece più probabile.
A Siena lo sanno: certe decisioni non fanno rumore quando arrivano, ma si sentono a lungo dopo.
Last modified: Febbraio 5, 2026


