Siena (giovedì, 5 febbraio 2026) — La Procura di Siena interviene per precisare il proprio operato sulla morte di David Rossi, dopo le dichiarazioni rilasciate in televisione dall’avvocato dei familiari. Una presa di posizione sobria, affidata a una nota del procuratore capo Andrea Boni, che rivendica la tempestività delle iniziative avviate dall’ufficio giudiziario una volta emersi, dai lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta, elementi di valutazione diversi rispetto al passato.
di Valeria Russo
Dopo le conclusioni della seconda Commissione parlamentare d’inchiesta, il dibattito è tornato a farsi pubblico. A riaccenderlo è stato l’avvocato Carmelo Miceli, che in un’intervista televisiva ha sollevato una domanda semplice e per questo scomoda: se, alla luce degli elementi emersi, la magistratura senese avesse riaperto il fascicolo, o almeno avviato nuove verifiche.
La risposta è arrivata sotto forma di una nota asciutta, misurata, firmata dal procuratore capo del Tribunale di Siena Andrea Boni. Una precisazione che non entra nel merito, ma delimita il campo. Appena apprese dai media le informazioni relative a valutazioni diverse maturate nel lavoro della Commissione, la Procura avrebbe attivato senza indugi quanto rientra nelle proprie competenze. Oltre questo confine, nulla può essere detto.
Il riferimento è all’intervento televisivo in cui Miceli aveva raccontato di aver depositato un’istanza per conoscere l’eventuale iscrizione di nuove notizie di reato, senza aver ricevuto risposte. Un passaggio che ha riaperto, inevitabilmente, una frattura mai rimarginata tra tempi della giustizia e tempi del dolore.
Rossi, ex responsabile della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena, morì il 6 marzo 2013 precipitando da una finestra di Rocca Salimbeni. Da allora, Siena convive con una vicenda che periodicamente riemerge, come se chiedesse di essere riletta ancora una volta, con parole nuove e occhi meno stanchi.
La Procura afferma di essersi mossa. I familiari attendono risposte. In mezzo, come spesso accade, c’è una città che osserva in silenzio, consapevole che in certi casi la verità non è solo un fatto giuridico, ma una questione di tempo, di fiducia e di memoria.
Last modified: Febbraio 5, 2026


