Siena — A Colle di Val d’Elsa, la memoria non è mai soltanto un ricordo: è una conversazione che continua, un dialogo tra le pietre e chi ci vive. In questo autunno che profuma di storia e di pioggia, la città si prepara a celebrare Pietro Leopoldo II d’Asburgo Lorena, l’uomo che, due secoli e mezzo fa, portò la Toscana un po’ più vicino al futuro.
di Valeria Russo
È passato tanto tempo dal suo insediamento come Granduca, eppure le sue riforme — civili, amministrative, sociali — continuano a essere una specie di bussola morale per chi crede che la politica possa ancora significare intelligenza e giustizia.
Il programma delle celebrazioni è fitto e sentito. Da novembre a dicembre, convegni, concerti, esposizioni e cerimonie renderanno omaggio al riformatore illuminato. La Regione Toscana e l’Università di Siena sostengono l’iniziativa, ma l’anima è tutta colligiana: Comune, Colle Musei, Pro Loco, Società degli Amici dell’Arte e la Premiata Corale “Vincenzo Bellini” hanno cucito insieme un cartellone che unisce rigore e sentimento. È la cultura che scende in piazza, che si riconosce nei volti e nelle voci di chi la abita.
Si comincia sabato 8 novembre, alle quattro del pomeriggio, dentro le sale raccolte del Museo San Pietro. Le luci calde, le sedie in ordine, e la sensazione di essere nel posto giusto. Dopo i saluti istituzionali, prende la parola Andrea Zagli, storico moderno dell’Università di Siena, per riannodare le trame tra il Granduca e il suo tempo.
Poi Moira Centini, che restituisce la Colle di allora attraverso le carte giudiziarie — un mondo di cause, di persone, di voci d’archivio —, seguita da Fabrizio Boldrini, che racconta le visite di Pietro Leopoldo in città, e da Pietro Nencini, che analizza l’impatto concreto delle sue riforme. A chiudere, Marzia Macini, con il vescovo Scipione de’ Ricci, figura scomoda e moderna, che con il Granduca intrecciò un dialogo di libertà e fede.
Quando finiranno le parole, arriverà la musica. La Corale “Vincenzo Bellini”, diretta da Stefano Cencetti, riempirà il museo con voci che sanno di casa. Subito dopo, l’inaugurazione dell’esposizione della Carta della Toscana di Ferdinando Morozzi e del “Salottino Lorenese”: un piccolo teatro di storia dove mappe, arredi e documenti restituiscono l’aria del Settecento toscano.
Il viaggio prosegue sabato 22 novembre, ancora al Museo San Pietro, con la presentazione degli atti del convegno dedicato proprio a Morozzi, geografo, architetto, cartografo: uno di quei cervelli che avevano il dono di pensare la terra come un organismo vivente. A parlarne sarà Marina Docci, docente di Restauro Architettonico alla Sapienza di Roma, che di mappe e città sa leggere i silenzi.
Ultima tappa, mercoledì 3 dicembre: la scuola di Campiglia sarà intitolata a Ferdinando Morozzi. Un nome antico, affidato a un edificio pieno di voci giovani. Lì, tra banchi e finestre, sarà affissa una targa, una piccola lastra di memoria per ricordare che la conoscenza non passa mai di moda.
Tutti gli eventi sono a ingresso libero. Perché la cultura, a Colle, non si vende né si misura: si partecipa. Si ascolta, si impara, si canta insieme. In fondo, celebrare Pietro Leopoldo non significa soltanto ricordare un sovrano illuminato, ma continuare quella sua ostinazione gentile: credere che la civiltà sia un progetto collettivo, e che ogni riforma — anche la più lontana — cominci sempre da un gesto di luce.
Last modified: Novembre 11, 2025

