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Alghe del passato per raccontare il presente: una ricerca sulla Laguna di Venezia

Siena (martedì, 22 luglio 2025) — C’è un modo diverso di ascoltare l’ambiente: non correndo dietro ai dati più recenti, ma interrogando il passato con gli strumenti del presente. È ciò che sta accadendo nella Laguna di Venezia, dove un progetto scientifico coraggioso prova a leggere la storia delle acque non dalle parole, ma dalle alghe.

di Valeria Russo

Il professor Stefano Loppi dell’Università di Siena e il ricercatore Riccardo Fedeli partecipano a un’indagine che attraversa quasi un secolo di trasformazioni. Il punto di partenza della ricerca è un archivio vegetale raro e dimenticato: più di duecento campioni di alghe raccolti quasi un secolo fa, negli anni Trenta, oggi custoditi con discrezione nelle sale del Museo di Storia Naturale di Venezia, all’interno dell’antico algario Vatova-Schiffner. Quelle piante marine, essiccate e conservate con cura quasi cento anni fa, oggi tornano utili per misurare l’impatto del tempo sulle acque lagunari.

Attraverso tecnologie moderne e metodi analitici avanzati, i ricercatori stanno confrontando i livelli di metalli presenti negli esemplari d’epoca con quelli riscontrabili nelle alghe raccolte oggi, nelle stesse zone. Il risultato atteso non è una semplice fotografia dello stato attuale, ma una vera e propria mappa del cambiamento ambientale lungo un arco temporale di novant’anni.

Il progetto, coordinato da Raffaella Trabucco, curatrice delle collezioni botaniche del museo veneziano, coinvolge anche il Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste. È un lavoro che dimostra quanto le collezioni storiche, spesso trascurate, possano diventare chiavi per leggere il presente. Ogni frammento vegetale racchiude una traccia del suo tempo: minuscoli indizi di un equilibrio scomparso, sospesi tra ciò che l’acqua conteneva e ciò che ha lasciato andare.

Ciò che si sta facendo a Venezia è più di una ricerca: è un ponte fra ciò che eravamo e ciò che siamo diventati, filtrato attraverso organismi umili ma fondamentali, capaci di trattenere memoria dentro le loro fibre vegetali. Non c’è nostalgia in questa operazione, ma un’urgenza concreta: capire, con precisione scientifica, quanto e come le acque della laguna si siano trasformate. E forse, imparare qualcosa per il futuro.

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Last modified: Luglio 22, 2025
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