Siena (26 novembre 2025) — All’Università di Siena, durante l’inaugurazione dell’anno accademico, l’intelligenza artificiale non è stata evocata come un fantasma tecnologico né come una promessa salvifica. È comparsa invece come un territorio che ha bisogno di una mappa politica, di regole condivise, di qualcuno che ne custodisca la direzione senza lasciarla nelle mani dei soliti pochi colossi globali.
di Valeria Russo
Il premio Nobel Giorgio Parisi, intervenuto con una lectio molto attesa, ha tracciato la rotta con la consueta chiarezza: se l’Europa non costruisce un proprio centro di ricerca, capace di formare specialisti indipendenti e radicati nel settore pubblico, il dibattito sull’IA resterà sbilanciato a favore di chi trasforma i dati in profitto prima ancora che in conoscenza.
La sua idea è semplice solo in apparenza: creare un luogo dove competenze e responsabilità si alimentino a vicenda, e da cui possano nascere orientamenti per governi, istituzioni e amministrazioni. Un laboratorio di pensiero, prima ancora che di algoritmi, in grado di affiancare i decisori e impedire che la regolazione dell’IA diventi, di fatto, una questione privata. È un ragionamento che intercetta una preoccupazione diffusa, soprattutto in Europa: come gestire una tecnologia che cresce più velocemente delle leggi, degli apparati amministrativi e persino della nostra immaginazione?
Parisi ha allargato poi lo sguardo su un terreno che conosce da vicino: il Biotecnopolo di Siena, di cui è consigliere. In quell’istituto, che nasce con l’ambizione di diventare un presidio scientifico contro le pandemie, l’intelligenza artificiale non è un accessorio, ma una componente indispensabile. Le tecnologie di cui si è dotato il centro, dopo un avvio rallentato e le prime assunzioni avvenute solo negli ultimi mesi, permettono di lavorare su due fronti complementari: prevenire le malattie attraverso nuovi vaccini e affrontarle con farmaci innovativi.
È un doppio percorso che richiede tempo, pazienza e una visione ampia. Perché, come ha ricordato lo stesso Parisi, alcune terapie diventano obsolete con la velocità con cui mutano i virus. Gli anticorpi monoclonali, per esempio, possono perdere efficacia nel giro di pochi mesi, costringendo i ricercatori a una rincorsa continua. Il Biotecnopolo, in questo contesto, sta cercando di anticipare le trasformazioni: studia anticorpi resistenti, capaci di adattarsi alle varianti più instabili, e parallelamente sviluppa farmaci di diversa natura, pensati per non andare in pensione alla prima evoluzione di un patogeno.
Siena, con la sua storia di ricerca e la sua vocazione a muoversi un passo avanti, si trova dunque al centro di una sfida che è insieme tecnologica, politica e culturale. L’intelligenza artificiale — se sostenuta da una visione pubblica — può diventare un alleato nella costruzione di un’Europa più autonoma e meno dipendente da interessi privati. E il Biotecnopolo può essere uno degli esempi più concreti di come una città di medie dimensioni, con un’antica tradizione universitaria, possa contribuire a una partita che riguarda tutti: la capacità di governare il futuro senza delegarlo ad altri.
Last modified: Novembre 26, 2025

