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La Flotilla fermata nel Mediterraneo, la guerra a Gaza e i cortei di protesta in Europa e in Italia

Siena (mercoledì, 1 ottobre 2025) — L’abbordaggio è avvenuto rapido, nel silenzio cupo del Mediterraneo. La barca Alma, parte della Flotilla che tentava di avvicinarsi a Gaza, aveva superato le settantacinque miglia dalla costa, un limite mai toccato prima da missioni civili.

di Valeria Russo

È stato il momento in cui la marina israeliana è entrata in azione: alt imposto, imbarcazione isolata, equipaggio bloccato e portato ad Ashdod. Per i cittadini italiani coinvolti si è già aperta la procedura di espulsione, mentre i governi hanno parlato di responsabilità e di ordine pubblico.

Mentre l’operazione militare si consumava in mare aperto, sulla terraferma la notizia ha acceso reazioni immediate. A Roma, Milano e Napoli gruppi di studenti e associazioni hanno improvvisato cortei, bandiere palestinesi mescolate a cartelli contro la guerra. A Parigi, Berlino e Madrid le piazze si sono riempite di centinaia di manifestanti che hanno sfilato per denunciare l’uso della forza contro un convoglio civile. Le immagini della piccola barca circondata da navi da guerra hanno fatto il giro dei social, diventando il simbolo della sproporzione del conflitto.

Anche in Italia centrale e nel Nord-Ovest si sono accese fiaccole e cori. A Genova, Firenze e Siena sono nati cortei spontanei che hanno riunito studenti, associazioni e semplici cittadini. In piazza si è respirata la stessa rabbia vista nelle capitali europee: slogan contro l’assedio di Gaza, richieste di cessate il fuoco e la consapevolezza che la vicenda della Flotilla è solo l’ennesimo capitolo di una tragedia che non conosce tregua.

A Gaza intanto il tempo corre verso un punto di non ritorno. L’esercito israeliano ha chiuso al traffico la strada costiera Rashid in direzione nord, impedendo ogni accesso a Gaza City. L’unico flusso consentito è verso sud, dove già si sono riversati oltre ottocentomila abitanti spinti dagli ordini di evacuazione. L’Idf si aspetta che Hamas intensifichi gli attacchi nei prossimi giorni, mentre cresce l’ombra di un’offensiva definitiva sulla città. Tutto dipende dall’accettazione o meno del cosiddetto piano Trump: se fallirà, Gaza rischia di sparire come entità urbana, ridotta a macerie e campi profughi.

In questo scenario di assedio permanente, le proteste nelle città europee e italiane hanno assunto un valore simbolico. Piccoli cortei, spesso non autorizzati, hanno interrotto il traffico, acceso torce e scandito slogan. Non sono numeri imponenti, ma raccontano un disagio che attraversa le nuove generazioni: la percezione che il Mediterraneo non sia solo un confine, ma un luogo di ingiustizie che interpellano direttamente l’Europa.

Le istituzioni comunitarie restano prudenti, parlano di equilibrio e di necessità di mediazione. Ma nelle strade la parola “equilibrio” suona come complicità. Le piazze chiedono un posizionamento netto, un impegno umanitario che finora non si è visto. E il contrasto è evidente: da un lato le note ufficiali, dall’altro le voci di chi scende per strada a urlare che non ci si può abituare all’assedio e alla morte.

L’abbordaggio della Flotilla, così, è diventato più di un episodio navale. È il detonatore di una tensione politica che dal mare si è spostata nelle città. Un gesto di forza militare che ha trovato risposta nella forza simbolica di cortei improvvisati, diversi per lingua e dimensione, ma uniti nella richiesta di rompere il silenzio.

E forse è proprio questo il punto: non si tratta solo di Gaza, ma del modo in cui l’Europa e l’Italia decidono di guardare a sé stesse. Se come potenze che difendono interessi e confini, o come comunità che ancora credono nei diritti umani come fondamento della propria storia.

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Last modified: Ottobre 1, 2025
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