Siena (venerdì, 30 gennaio 2026) — Il disagio abitativo non fa rumore, ma occupa spazio. Entra nelle famiglie, nei contratti che non si trovano, nelle stanze che restano vuote e nei conti che non tornano. In Consiglio comunale, la questione è tornata al centro del dibattito con l’interrogazione del consigliere Fabio Pacciani e la risposta dell’assessora Micaela Papi, che ha provato a rimettere ordine in una materia dove la tensione cresce più in fretta delle soluzioni.
di Valeria Russo
Il punto di partenza è tecnico, ma le conseguenze sono molto concrete. L’Accordo territoriale sulle locazioni è tuttora valido e continua a produrre effetti fino alla sottoscrizione di un nuovo testo. Il Comune, in questo meccanismo, non scrive le regole da solo né impone decisioni dall’alto: svolge un ruolo di facilitatore, mettendo allo stesso tavolo le rappresentanze dei proprietari e quelle degli inquilini, che restano i veri firmatari degli accordi. L’interesse dell’amministrazione, però, è chiaro e dichiarato: arrivare a un nuovo Accordo, aggiornato e più aderente alla realtà che nel frattempo è cambiata.
Perché la realtà, nel frattempo, si è fatta più stretta. A Siena, come in molte altre città, la tensione abitativa è aumentata. Crescono le difficoltà nel sostenere i costi degli alloggi e, ancora prima, nel trovarli. La forbice tra domanda e offerta si è allargata: meno immobili disponibili sul mercato residenziale, più persone in cerca di una casa. Un disequilibrio che non nasce da un singolo fattore, ma da una somma di scelte, convenienze, trasformazioni urbane e sociali.
Dentro questo scenario, l’amministrazione individua una linea d’azione precisa: aumentare l’offerta abitativa. Non in modo astratto, ma intervenendo su uno degli strumenti che possono davvero incidere sul mercato, quello dei contratti a canone concordato. Una formula che prova a tenere insieme due esigenze spesso presentate come inconciliabili: rendere gli affitti più accessibili per chi cerca casa e, allo stesso tempo, garantire ai proprietari un quadro di certezze e agevolazioni fiscali. Il canone concordato, in questa lettura, diventa una leva di regolazione, capace di abbassare i valori medi rispetto al mercato libero senza trasformarsi in una penalizzazione.
È su questa logica che, nell’estate del 2023, il Comune ha promosso un percorso di mediazione tra associazioni dei proprietari e degli inquilini. Un lavoro paziente, culminato nella firma dell’Accordo territoriale del 28 luglio, che ha aggiornato le tabelle dei valori adeguandole agli indici Istat e al costo della vita. Un passaggio tecnico, certo, ma necessario per evitare che le regole restino ferme mentre tutto il resto si muove.
Accanto agli strumenti normativi, sono arrivate anche misure economiche. L’amministrazione ha scelto di sperimentare contributi diretti: tremila euro per chi stipula un nuovo contratto a canone concordato, mille euro per chi rinegozia un contratto a libero mercato. Una spinta concreta, pensata per rendere più conveniente l’adesione a un modello di locazione più equilibrato. Il riscontro positivo del 2024 ha convinto il Comune a confermare la misura anche per il 2025.
Nel lavoro che porterà alla definizione del nuovo Accordo territoriale, verranno presi in considerazione anche i nodi emersi nell’interrogazione consiliare, compresi quelli legati ai requisiti dei conduttori. La cornice normativa resta chiara: i contratti a canone concordato sono destinati a chi utilizza l’immobile per fini abitativi e non prevedono categorie rigide di beneficiari, ma il rispetto delle regole stabilite dall’accordo, che deve sempre allinearsi alle norme superiori.
Alla fine del confronto, il consigliere Pacciani ha riconosciuto la completezza della risposta, chiarendo un equivoco legato all’accesso al canone concordato in relazione a specifiche tipologie contrattuali di lavoro. Un passaggio che chiude il dibattito formale, ma lascia aperta la questione sostanziale: quella di una città che deve continuare a interrogarsi su come garantire il diritto alla casa senza ridurlo a una formula, sapendo che l’equilibrio abitativo, oggi, è una costruzione fragile che richiede attenzione costante.
Last modified: Gennaio 30, 2026


