Siena (lunedì, 15 dicembre 2025) — Doveva essere il semestre della svolta, quello capace di addolcire l’accesso a Medicina senza rinunciare alla selezione. Basta scorrere i dati che arrivano dagli atenei per capire che l’ingranaggio ha iniziato presto a fare scintille, più che a funzionare: un meccanismo inceppato, lontano dall’idea di riforma che aveva promesso. Siena, in questo, non fa eccezione e anzi offre una fotografia piuttosto nitida di come le buone intenzioni possano smarrirsi lungo il percorso.
di Valeria Russo
All’inizio dell’anno accademico, all’Università di Siena, si erano iscritti in 467. Una cinquantina si è persa per strada già nei primi mesi, segno che l’attesa, l’incertezza e forse anche la fatica di studiare senza sapere se si avrà davvero un posto hanno cominciato presto a presentare il conto. Poi sono arrivati gli esami di fisica, biologia e chimica, i tre cancelli da superare tutti insieme per ottenere la certezza di poter continuare. Non uno su tre, non due su tre: tutti e tre, senza sconti.
Il risultato finale ha il sapore amaro delle percentuali che non mentono. Solo diciassette studenti sono riusciti a superare tutte e tre le prove. Qualcuno, paradossalmente, ha perfino rifiutato il voto, forse inseguendo un risultato migliore, forse senza rendersi conto che quel rifiuto poteva tradursi in un’esclusione definitiva. Alla fine, chi può davvero dire di avercela fatta è una manciata di ragazzi, troppo pochi per riempire anche solo una fila d’aula.
Se si guarda dentro i singoli esami, il quadro non migliora. Fisica si conferma lo scoglio più duro, superato al primo appello da poco più di uno studente su dieci. Biologia va un po’ meglio, ma resta sotto la metà degli idonei. Chimica si ferma a un quarto. I numeri degli iscritti ai due appelli restano quasi identici, ma cambiano le presenze: c’è chi rinuncia a una materia, chi a un’altra, come se la selezione avvenisse anche per sfinimento. E sul secondo appello aleggia pure il sospetto, mai del tutto chiarito, che alcune prove siano risultate persino più difficili delle precedenti, un dettaglio che non aiuta a dissipare la sensazione di confusione.
Ora resta la domanda più semplice e insieme più ingombrante: che cosa succede adesso? Aule semivuote, corsi pensati per centinaia di studenti ridotti a gruppi sparuti, professori che spiegano a pochi presenti. Nessuno, al momento, ha una risposta definitiva. Si attendono indicazioni ministeriali, decreti che dovranno trovare una soluzione praticabile. L’ipotesi più concreta è quella di una graduatoria allargata, capace di riempire i posti disponibili partendo da chi ha superato tre esami, poi due, poi uno, trascinando con sé debiti formativi da recuperare. Una toppa necessaria, forse, ma pur sempre una toppa.
Nel frattempo, dal mondo studentesco arrivano critiche nette. Secondo l’associazione Cravos Siena, il semestre filtro ha prodotto soprattutto incertezza: mesi di attesa, stress, ansia, spese aggiuntive per famiglie che non sanno se e dove i propri figli potranno continuare a studiare. La selezione, sostengono, non è stata eliminata, ma solo spostata in avanti, lasciando invariato il numero dei posti disponibili. Con test così difficili, il rischio concreto è di non riuscire nemmeno a coprirne la metà. Un danno per gli studenti, certo, ma anche per le università e per gli enti del diritto allo studio, costretti a inseguire regole che cambiano mentre il gioco è già iniziato.
Alla fine resta l’impressione di un sistema che voleva essere più umano e che invece, almeno per ora, appare più opaco. Un semestre nato per filtrare senza ferire troppo, che ha finito per lasciare molti sospesi, in attesa di sapere se il camice bianco è ancora un sogno possibile o solo un’illusione rimandata.
Last modified: Dicembre 15, 2025

