Siena (sabato, 26 luglio 2025) — Ci sono virus che viaggiano leggeri, portati dal battito d’ali degli uccelli o dal ronzio appena percettibile delle zanzare. Non si vedono, non bussano alla porta. Passano tra le maglie larghe delle abitudini, e se nessuno fa caso al varco, ci sono già dentro.
di Valeria Russo
Per questo, anche nel 2025, l’Asl Toscana Sud Est ha riattivato una sorveglianza silenziosa ma capillare: una rete di occhi, trappole e analisi che scandaglia il cielo, i boschi e l’aria delle città, alla ricerca di due nemici invisibili, il virus West Nile e il meno noto ma non meno insidioso Usutu.
Sono virus che nascono altrove, ma arrivano anche qui, seguendo il tracciato delle migrazioni, degli acquitrini, della stagione calda. Questi virus non chiedono il permesso. Si muovono in silenzio, sfruttano le traiettorie altrui: il volo inconsapevole di un uccello, il tragitto intermittente di una zanzara. Non hanno volto né voce, ma trovano spazio dove l’attenzione si allenta.
Passano inosservati, ma quando ci si accorge di loro, spesso è già tardi. A volte si limitano a transitare, altre volte lasciano segni profondi, colpendo i nervi, la mente, l’equilibrio. Non serve aspettare il momento ideale. Serve agire quando c’è ancora tempo. Quando un virus si muove, il tempo perso si conta in vite, non in errori.
La strategia è semplice, almeno sulla carta: intercettare. Prima che accada qualcosa. Prima che si ammali un cavallo, un anziano, una donna incinta. Prima che il virus si muova libero. Per farlo, servono alleanze. Non bastano le Asl: servono i veterinari pubblici, gli enti locali, le Province, i cacciatori, i cittadini. Soprattutto, serve attenzione. Perché a lanciare il primo allarme può essere un passante, con un cellulare in mano e un uccello morto ai piedi.
In Toscana, la sorveglianza comincia dagli uccelli. Alcuni, come le cornacchie, le ghiandaie o le gazze, sono sentinelle perfette. Non solo perché sono ovunque, ma perché rispondono rapidamente all’infezione. Due i metodi: uno passivo, che si affida agli occhi della gente, invitata a segnalare qualsiasi carcassa trovata sul territorio; l’altro attivo, più mirato, che prevede l’analisi di esemplari abbattuti nei piani di contenimento autorizzati. Un lavoro metodico, quasi rituale, che va avanti da marzo a novembre.
Per l’anno in corso, sono stati pianificati almeno 850 prelievi in totale: 250 ad Arezzo, 300 a Siena, 300 a Grosseto. Un obiettivo superato già nei primi sei mesi: 203 carcasse ad Arezzo, 337 a Siena, 138 a Grosseto. Numeri che parlano da soli, raccontano un’adesione forte, una rete che funziona.
Ma gli uccelli non bastano. Il nemico, spesso, viaggia sulle ali delle zanzare. Così, in parallelo, si estende anche la sorveglianza entomologica. Venti e più trappole sparse in tutto il territorio, installate in aree calde, zone umide, pianure sotto i seicento metri. Ogni quindici giorni, di notte, catturano insetti richiamati da una trappola al biossido di carbonio. Vengono raccolti, etichettati, mandati ai laboratori specializzati. Se dentro c’è il virus, si attivano le contromisure: disinfestazioni mirate, avvisi alla popolazione, allerte ai Comuni.
E poi ci sono i cavalli. Anche loro possono infettarsi, ma non trasmettere. Resta però il fatto che, se mostrano sintomi neurologici, sono campanelli d’allarme importanti. Per questo è attiva anche una sorveglianza clinica sugli equidi: chiunque rilevi comportamenti anomali deve avvertire subito i servizi veterinari. Ogni caso sospetto viene analizzato, con esami approfonditi, senza perdere tempo.
Finora, non è emersa alcuna positività. Né negli insetti, né negli uccelli, né nei cavalli. Ma la guardia resta alta. Perché queste malattie, silenziose e intermittenti, sono come crepe invisibili in una diga. Finché tutto regge, si dimenticano. Ma basta un segnale trascurato, e l’acqua entra.
La sorveglianza non è solo compito delle istituzioni. Anche i cittadini hanno un ruolo fondamentale. Segnalare un uccello morto non è una sciocchezza. Può essere il primo passo per contenere un focolaio. Così come eliminare l’acqua stagnante dai sottovasi, pulire le grondaie, coprire le piscine fuori uso. Un gesto piccolo, ma utile.
Anche il corpo va protetto: con vestiti chiari, lunghi, e repellenti delicati. E le case, con zanzariere e attenzione. Non servono eroismi, ma partecipazione. Una cittadinanza attiva è l’antivirus più efficace.
Il lavoro della Asl non si limita alla prevenzione medica. È anche un lavoro di cultura, di educazione civica, di alleanza fra settori diversi: sanità, caccia, ambiente, comuni. Ogni trappola, ogni analisi, ogni cadavere raccolto è un tassello di un mosaico complesso. Un sistema che funziona solo se tutti fanno la propria parte.
La sorveglianza funziona quando diventa quotidiana, quasi scontata. Come chi controlla ogni sera se ha chiuso il gas. O chi, senza pensarci, svuota il secchio dell’acqua prima che arrivi l’estate. Sono piccoli atti di igiene civile. Che, insieme, salvano vite.
Last modified: Luglio 28, 2025

